La vertenza sul mancato pagamento delle retribuzioni di risultato relative agli anni 2023 e 2024 ai dirigenti medici e sanitari dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari approda nelle sedi legali. Sono circa duecento, infatti, i dirigenti pronti ad avviare un’azione giudiziaria per ottenere il riconoscimento delle somme spettanti, pari a diverse migliaia di euro per ciascun professionista.
Nonostante l’ampia adesione allo sciopero del 29 maggio scorso, l’Azienda non ha ancora fornito risposte concrete su quello che rappresenta il principale nodo contrattuale della dirigenza. Per questo motivo, le organizzazioni sindacali FASSID e CIMO-FESMED, patrocinate dall’Avvocato Maria Grazia Tinarelli di Bologna, hanno formalmente diffidato e messo in mora l’AOU, avviando una iniziativa legale congiunta finalizzata al recupero delle somme dovute e alla tutela dei diritti dei professionisti coinvolti.
Si tratta di una vicenda che richiama quanto già avvenuto in passato, quando fu necessario ricorrere alle vie legali per ottenere il pagamento della medesima voce contrattuale riferita al quinquennio 2013-2017.
«La storia si ripete in un contesto sempre più critico e complesso, che dopo anni di sacrifici e attese sta alimentando un crescente fenomeno di abbandono del servizio pubblico a favore del settore privato e di altre aziende sanitarie», dichiarano Daniela Sanna, Gian Pietro Branca e Andrea Cossu per FASSID, insieme a Pier Luigi Tilocca e Michele Bottaru per CIMO-FESMED.
«La pazienza dei professionisti è ormai esaurita. L’elevatissimo numero di adesioni all’azione legale dimostra in modo inequivocabile il livello di esasperazione raggiunto. Non chiediamo privilegi, ma il rispetto degli accordi contrattuali e il riconoscimento di somme maturate e dovute. In gioco non c’è soltanto un diritto economico, ma anche la dignità professionale di chi ogni giorno garantisce il funzionamento del servizio sanitario pubblico. Dopo essere stati celebrati come eroi nei momenti più difficili della pandemia, oggi medici e dirigenti sanitari non sono più disposti ad accettare che le proprie legittime rivendicazioni vengano calpestate in questo modo», concludono i rappresentanti sindacali.










