La Stagione di Prosa 2025-2026 del CeDAC dal 19 al 22 febbraio propone “La moglie fantasma” con Maria Grazia Cucinotta e Pino Quartullo, a Carbonia, San Gavino, Oristano e Lanusei

Una brillante commedia in nero per una riflessione sul complicato gioco delle passioni: ne “La moglie fantasma” di David Tristram con Maria Grazia Cucinotta e Pino Quartullo, a Giorgio Verduci, Giorgio Centamore e Roberta Petrozzi e la partecipazione di Alessandra Faiella, con scenografie di Lucio Diana, costumi di Laura Liguori, disegno luci di Andrea Lisco e musiche di Diego Maggi, per la regia di Marco Rampoldi, co-produzione CMC/Nidodiragno e RARA un’indagine su un delitto mette in luce amori e tradimenti, invidie e rancori,  in un intrecciarsi tra arte e vita. Una celebre attrice, prematuramente scomparsa (apparentemente) per suicidio, ritorna in forma di spettro per vendicarsi di chi l’ha avvelenata nella divertente pièce dell’autore britannico, in cartellone in prima regionale giovedì 19 febbraio, alle 20.30.00, al Teatro Centrale di Carbonia, poi venerdì 20 febbraio, alle 21.00 al Teatro Comunale di San Gavino Monreale, sabato 21 febbraio, alle 20.30, al Teatro “Antonio Garau” di Oristano e domenica 22 febbraio, alle 21.00, al Teatro “Tonio Dei” di Lanusei sotto le insegne della Stagione di Prosa 2025-2026 organizzata dal CeDAC / Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo dal Vivo in Sardegna con il patrocinio e il sostegno del MiC / Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna e dei Comuni aderenti al Circuito e con il contributo della Fondazione di Sardegna.

Una trama ricca di suspense per un ideale viaggio dietro le quinte con “La moglie fantasma”, scoppiettante commedia ambientata nel mondo dello spettacolo e ricca di rimandi a classici della storia del teatro, come l’“Amleto” di William Shakespeare, tra l’apparizione del fantasma del vecchio re, che rivela al figlio la verità sul suo assassinio e lo stratagemma usato dal principe di Danimarca per mettere alla prova lo zio usurpatore ma anche a “Spirito Allegro” (Blithe Spirit), fortunata pièce di Noël Coward, da cui è stata tratta anche una versione cinematografica (oltre al remake di Edward Hall nel 2020). Un raffinato meccanismo metateatrale, come nei drammi di Luigi Pirandello, tra atmosfere adatte a un romanzo di Agatha Christie, permette di indagare le contraddizioni della mente e del cuore: ne “La moglie fantasma” i personaggi si mettono a nudo, rinunciando per un istante a indossare la maschera che cela pensieri e sentimenti, desideri inconfessabili, astio e rivalità, in uno spietato gioco della verità.

L’affascinante e misteriosa Claire, la “moglie fantasma” del titolo, interpretata da Maria Grazia Cucinotta, tira le fila della vicenda presentandosi al proprio (ex) marito, Will (Pino Quartullo), uno scrittore in crisi e vedovo inconsolabile (benché quando era in vita non le risparmiasse i tradimenti) per raccontargli quel che davvero è accaduto la sera della tragedia e ottenere finalmente giustizia, informandolo che non si è trattato di un incidente né di un atto disperato ma di un delitto e suggerirgli il modo per arrivare alla confessione di chi ha voluto e saputo toglierla di mezzo e non ha esitato a ricorrere all’assassinio pur di raggiungere lo scopo. La famosa attrice, all’apice della carriera, ritrovata morta dopo una festa al termine di una trionfale tournée, incapace di trovare requie nel mondo degli spettri, trova un espediente alquanto “teatrale” per individuare il/la responsabile ovvero mettere in prova un copione ispirato al delitto, coinvolgendo gli artisti della compagnia, nella convinzione che tra loro si celi l’assassino/a. Intorno a Will e all’invisibile (per loro ma non per lui) Claire, si riuniscono così gli attori Jack (Giorgio Centamore) e Glenda (Roberta Petrozzi) oltre alla rivale della defunta, Frances (Alessandra Faiella) e il miglior amico di Will, Alex (Giorgio Verduci) per lavorare all’allestimento di un nuovo spettacolo che ha come soggetto proprio il delitto rimasto insoluto, anzi derubricato a semplice “suicidio”, dovuto all’abuso di alcol e farmaci e giustificato dai difficili rapporti tra la donna e il consorte, con esito fatale.

La moglie fantasma” propone così un cocktail di ingredienti – l’ironia della commedia e la suspense del giallo, il carattere ingannevole della realtà e il potere svelante della finzione – per una pièce frizzante in cui l’elemento soprannaturale, con l’idea superstiziosa che gli spiriti delle vittime di assassinio non possano trovar pace in attesa della punizione dei colpevoli, si innesta sull’esigenza, di fronte a un sospetto, di fugare ogni dubbio su quanto sia accaduto e conoscere finalmente la verità. Sul fragile confine che separa normalità e follia – come già nell’“Amleto” – chi crede all’esistenza e alle parole di uno spettro deve fare i conti con coloro che ignorano del tutto i retroscena e potrebbero pensare a un’ossessione amorosa (peraltro tardiva), dettata dal rimorso e dal rimpianto: la pièce propone così una situazione paradossale e tragicomica, rendendo il pubblico “complice” dello stratagemma ma anche partecipe del dilemma del povero vedovo, finalmente persuaso dal fantasma ma anche costretto a sua volta a ingannare e quindi “tradire” a sua volta la fiducia di amici e colleghi, per colpire o almeno risvegliare la coscienza dell’artefice del delitto.

Una commedia che è come un gioco di specchi, ricca di colpi di scena, una rappresentazione di “teatro nel teatro” come nella storia dei “Sei Personaggi” di pirandelliana memoria e “Nel bel mezzo di un gelido inverno” di Kenneth Branagh, in cui gli stessi artisti, nell’interpretare i ruoli loro assegnati, mostrano inevitabilmente qualcosa di sé… alla ricerca di una verosimiglianza che possa rendere la finzione perfino più persuasiva della stessa realtà. “La moglie fantasma” con la cifra ironica e caustica di David Tristram, che privilegia la parodia, per offrire una versione inedita e ricca di spunti di riflessione e divertimento, racconta rivalità e incertezze, luci e ombre del mondo dello spettacolo: quando finalmente «la ‘prova’ inizia», i vari personaggi – dal drammaturgo alle attrici e gli attori della compagnia  «mettono in luce le ‘piccolezze’ e fragilità di chi fa questo mestiere – si legge nelle note di presentazione e gli aspetti affascinanti di un gioco di scatole cinesi in cui non si capisce più dove finisca la realtà e inizi la finzione, in un crescendo di colpi di scena, fino al parossistico finale».

 

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