La competitività delle imprese sarde è a un bivio. L’entrata in vigore del sistema ETS (Emission Trading System) rischia di assestare un colpo letale all’economia isolana, aumentando i costi di spedizione e logistica. Confapi Sardegna interviene con forza nel dibattito dando seguito alle analisi già presentate nel maggio 2025 all’interno del proprio studio strategico su continuità territoriale e intermodalità curato dal professor Andrea Giuricin e proponendo una strategia integrata che trasformi l’emergenza in opportunità attraverso l’adozione immediata della continuità territoriale per le merci e una gestione efficiente delle risorse.
Dal risparmio sulla continuità aerea passeggeri al “Fondo Merci”
Il mercato aereo sta cambiando: diverse compagnie si sono dette pronte a operare rotte da e per l’isola senza oneri di servizio, ovvero senza contributi pubblici.
«Questa disponibilità libera risorse enormi, stimate tra i 100 e i 130 milioni di euro – riferisce Gianfrancesco Lecca, vice presidente di CONFAPI Sardegna con delega ai trasporti -. Chiediamo che questi soldi non spariscano nei bilanci generali, ma vengano vincolati immediatamente a un Fondo Straordinario per la Continuità Territoriale delle Merci.
Non ha senso avere passeggeri che volano a prezzi calmierati se poi i prodotti delle nostre aziende restano bloccati nei porti per noli insostenibili.»
L’urgenza di un modello di continuità merci è dettata anche dall’entrata in vigore delle normative europee sulle emissioni (ETS). Confapi sottolinea che, laddove esiste un sistema di sussidio pubblico strutturato, gli effetti di tali tasse vengono mitigati in quanto le rotte dove l’armatore riceve risorse pubbliche per garantire il servizio di trasporto godono spesso di deroghe e regimi agevolati.
«Senza una continuità merci – continua Gianfrancesco Lecca -, la Sardegna rischia l’isolamento commerciale. E la Regione potrebbe recuperare qualche proposta di legge sul tema che giace dimenticata in qualche cassetto degli uffici regionali o trarre ispirazione guardando al modello Baleari o delle isole greche.»
Inoltre, i risparmi generati potrebbero finanziare:
• Nuove rotte aeree non ancora attive, migliorando la mobilità dei sardi verso destinazioni strategiche oggi non servite;
• Abbattimento dei noli marittimi, permettendo a una PMI del Sulcis o del Nuorese di spedire a Milano o Berlino agli stessi costi di un’azienda lombarda. Intermodalità: l’unica arma contro l’insularità.
Per Confapi Sardegna, la vera sfida è l’intermodalità. Con una dote di 130 milioni di euro risparmiati in 4 anni (durata del regime di continuità territoriale passeggeri appena chiusa), la Regione potrebbe finalmente creare un sistema di trasporto integrato che colmi il gap geografico.
Le richieste di CONFAPI Sardegna:
• Vincolo di destinazione: I risparmi derivanti dalle rotte aeree “senza oneri” devono restare nel comparto trasporti sardo;
• Istituzione del Fondo Merci: Un piano pluriennale di abbattimento costi logistici per le PMI;
• Piano Rotte Strategiche: utilizzo di una parte dei risparmi per incentivare collegamenti aerei verso hub europei attualmente non serviti.
“La transizione ecologica e l’insularità non possono essere pagate dalle nostre imprese.Gestire meglio le risorse che già abbiamo è la chiave per non restare isolati», conclude
Gianfrancesco Lecca.















