Il confronto ha ricordato come, dopo il Green Deal europeo e il piano RePowerEU, la quota di elettricità da rinnovabili in Europa abbia raggiunto il 47,4% nel 2024, mentre in Italia la spinta alla semplificazione autorizzativa sta ridisegnando il rapporto tra programmazione nazionale e pianificazione locale.
È stato fondamentale, per la comprensione del “case study” sardo, l’intervento di Alessandra Casu, docente dell’Università di Sassari e referente INU per la Sardegna, a cui sono seguiti gli interventi dei rappresentanti delle Regioni Puglia, Sicilia e Toscana.
L’assessore Francesco Spanedda ha illustrato la scelta della Sardegna di dotarsi della Legge regionale 20/2024 e del suo recente aggiornamento per mettere a disposizione dei territori una base normativa attraverso cui governare il processo di transizione.
«Governare un processo significa armonizzare la necessità della transizione energetica e il rispetto delle esigenze collettive attraverso chiare regole di pianificazione, che non possono essere stravolte solo perché alcune opere sono importanti per la decarbonizzazione – ha affermato l’assessore -. Le aree idonee già individuate, nelle quali è possibile seguire le procedure semplificate, permettono già la realizzazione degli impianti necessari. Non è quindi essenziale operare in aree sensibili dal punto di vista ambientale e paesaggistico.»
«L’urbanistica nasce proprio dall’esigenza di armonizzare le necessità dell’imprenditoria e gli interessi della collettività. La transizione energetica non è solo un fatto tecnologico o industriale – ha dichiarato Francesco Spanedda – ma un tema territoriale, perché gli impianti di energie rinnovabili richiedono superfici molto più estese delle fonti fossili. Per questo servono regole che evitino effetti speculativi e garantiscano benefici reali ai territori.»
L’esponente della Giunta Todde ha evidenziato che la Sardegna ha scelto di rispondere con un approccio organico: un coordinamento inter-assessoriale che integra energia, urbanistica, paesaggio, ambiente, agricoltura; un piano energetico regionale in fase di predisposizione, che definirà fabbisogni, reti, infrastrutture e obiettivi coerenti con la legge; attenzione al potenziamento della rete elettrica e all’uso di superfici già antropizzate per ridurre il consumo di suolo agricolo; sostegno a autoconsumo, comunità energetiche e produzione diffusa, per un protagonismo vero delle comunità locali.
«Vogliamo una transizione giusta, che crei sviluppo, lavoro e qualità territoriale – ha detto l’assessore – e che non trasformi i territori in semplici luoghi di estrazione per il mercato energetico.»
L’intervento si è concluso con un richiamo alla collaborazione tra istituzioni, operatori e comunità: «Urbanpromo – ha concluso Francesco Spanedda – conferma l’importanza di mettere insieme conoscenze e pratiche. La Sardegna è pronta a dare il proprio contributo al dibattito nazionale, portando un modello che unisce pianificazione, qualità dei luoghi e partecipazione delle persone. È così che la transizione può diventare davvero sostenibile e condivisa».


















