Tutto pronto a Ortueri per il festival “Abitare Framentu”, in programma dal 24 al 26 aprile 2026 al Parco Bau, un progetto che mette in dialogo saperi, pratiche, espressioni e tracce materiali del territorio con i linguaggi artistici contemporanei. Promosso all’interno di un percorso di ricerca e co-progettazione con la comunità locale, il festival coinvolge artisti, associazioni e cittadini in un processo condiviso che trova nelle tre giornate pubbliche il suo momento di restituzione.
Protagonisti di questo percorso saranno artisti e ricercatori provenienti da ambiti diversi, chiamati a lavorare a stretto contatto con il territorio: dalla ricerca musicale di Paolo Angeli alla parola performativa di Lorenzo Maragoni, dalle pratiche partecipative del collettivo DOM – alla sperimentazione coreografica di Donatella Martina Cabras, fino alla dimensione elettronica e contemporanea di Dusty Kid. Accanto a loro, il lavoro visivo di Marco Loi e Masoto, la ricerca teatrale e sonora di Simone Azzu e Martino Corrias, il dispositivo performativo di Pedro Gramegna Ardiles e il racconto musicale di Andrea Santonastaso contribuiranno a costruire un programma articolato, in cui linguaggi diversi si intrecceranno con le pratiche e le energie della comunità ortuerese.
Dalla contaminazione fra tradizione e segno contemporaneo prende forma, dunque, un’esperienza che mira a rendere Ortueri un teatro permanente di progettualità artistica e culturale sostenibile nel tempo. Fondato su un modello basato sulla collaborazione e sulla costruzione di valore nel lungo periodo, “Abitare Framentu” si configura come uno spazio aperto in cui attivare relazioni, immaginare nuove traiettorie di sviluppo e favorire la nascita di reti e alleanze capaci di incidere concretamente nella gestione degli spazi e nell’organizzazione delle attività culturali del territorio.
Il Parco Bau sarà l’epicentro di un programma che si sviluppa a partire dalla mappatura e analisi delle pratiche artistiche, delle espressioni culturali e delle competenze del territorio, valorizzate all’interno di una cornice condivisa e strategica. Il luogo, spesso marginalizzato nella deriva della globalizzazione, torna così a essere punto di convergenza da cui ripartire per ridefinire il rapporto tra cultura, territorio ed economia.










