Abdoulaye, Alex, Moussa, Sisì, quattro uomini e una donna Hafsa, sono i protagonisti di Nyumba, il documentario cui è andato il Premio Giuseppe Ferrara, Maschera di Ottana e Pergamena, quale Miglior Lungometraggio del XIII Life After Oil International Film Festival, che si è svolto per la sesta volta a Villanovaforru. Il film di Francesco del Grosso, scritto e sceneggiato da Paola Bottero, prodotto da Indaco Film, con il contributo di Calabria Film, ha ricevuto anche il Premio del Pubblico, segno della profonda emozione suscitata dalle storie vere di 5 persone, partite da Gambia, Senegal, Sierra Leone e Somalia, che dopo aver attraversato “l’inferno” hanno trovato accoglienza e umanità in Calabria. Nyumba in lingua swahili significa casa, come ha ricordato Francesco del Grosso, ed è riferito alla casa lasciata nei paesi di origine, ma anche in quella “ritrovata” in Calabria: il film è girato in buona parte proprio sulla spiaggia di Cutro, in memoria dei 94 migranti annegati davanti alla spiaggia il 26 febbraio 2023, di cui 35 bambini e delle oltre 30.000 persone morte nel Mediterraneo in dieci anni. “Nyumba si impone per la sua capacità di dare forma cinematografica a esperienze spesso invisibili come quelle legate alla migrazione, trovando un equilibrio raro tra accessibilità e profondità poetica…”questo si legge nella motivazione del Premio espressa dalla Giuria composta da Davide Scalenghe, giornalista, produttore e regista; Giovanni Coda, regista, sceneggiatore e artista visivo e Olivia Mokiejewski, giornalista d’inchiesta e regista.
«Il messaggio che scaturisce da questo e dalle altre opere premiate – ha sottolineato Massimiliano Mazzotta, ideatore e direttore artistico del Life After Oil International Film Festival – è che sia possibile pensare a un pianeta diverso sia per quanto riguarda i cambiamenti climatici e i diritti umani. Le persone sono costrette a fuggire per disastri ambientali e guerre e ci sono popoli sempre più emarginati e meno considerati, persino i film di inchiesta sono sempre più difficili, ma qui abbiamo dimostrato che è possibile una narrazione diversa aperta a un futuro possibile. Un impegno che dura da 13 anni e che dedichiamo a Giuseppe Ferrara, scomparso 10 anni fa, esempio insuperato di cinema di inchiesta con film come “Il sasso in bocca” sulla mafia, “Il caso Moro” e “I banchieri di Dio”, sul caso Roberto Calvi. E’ quello il cinema a cui ci ci ispiriamo e ci chiediamo perchè sia calato l’oblio su una personalità così forte e coraggiosa.»
Oblio su cui si è aperto uno squarcio nelle iniziative collaterali al Festival, con la partecipazione di Enzo Berardi, che ha presentato la sua ultima intervista a Giuseppe Ferrara, realizzata nel 2012, in cui il regista denunciò di non aver più potuto lavorare dopo il film I Banchieri di Dio.
Per la sesta volta di seguito, su 13 edizioni, Villanovaforru ha messo a disposizione la sua Piazza Costituzione, davanti al Municipio, i suoi spazi come la Biblioteca Comunale o la piazzetta ex bar centrale, la disponibilità della sua gente per un evento a carattere internazionale che ha portato fin qui, nel cuore della Marmilla, nelle zone interne della Sardegna, opere e persone da tutti i continenti: «Viviamo un momento difficile e complesso, non possiamo nasconderlo – ha detto Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru, che con il vicesindaco Matteo Mandis, ha contribuito ad animare e coordinare i diversi momenti – già 20 anni fa l’ONU ha detto che le popolazioni delle zone interne e rurali sono minori rispetto a quelle urbane. C’è il rischio reale della desertificazione e abbandono. Ma c’è un messaggio importante che da qui viene: non c’è posto al mondo dove non si possa vivere bene. Occorrono però interventi concreti e investimenti e soprattutto occorre la volontà politica»
Il Premio Ambiente Cortometraggi, scultura Pintadera e Pergamena, è andato a “Il prezzo che paghiamo” di Sara Manisera, giornalista indipendente e coraggiosa con una importante esperienza in aree come Iraq, Libano, Siria e Tunisia: «Per la capacità di raccontare con chiarezza e sensibilità un tema urgente e complesso come i cambiamenti climatici, attraverso lo sguardo umano di chi ne subisce le conseguenze ogni giorno…», così la Giuria composta da Alessandra Usai, regista e produttrice; Marialuisa Di Simone, giornalista d’inchiesta e Pablo Sole, giornalista d’inchiesta.
Il Premio Valentina Pedicini Diritti Umani e Cortometraggi, pergamena e coltello inciso, è stato assegnato a “Semillas de Kivu”, dei registi spagnoli Carlos Valle e Néstor López. La tragedia di migliaia di donne vittime di stupro, usato come arma di guerra da gruppi paramilitari nella Repubblica Democratica del Congo, per costringere le popolazioni a spostarsi da territori ricchi di minerali rari: questo il drammatico scenario in cui si svolge l’opera straordinaria di cura e sostegno del dr. Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace al Panzi Hospital, da lui fondato. “Per la sua capacità di affrontare un tema complesso e doloroso senza semplificazioni. Il documentario mette lo spettatore davanti a una realtà spesso ignorata, ma lo fa con uno sguardo etico e consapevole, lasciando spazio più alla riflessione che al giudizio…..”così la Giuria composta da Elisabetta Randaccio, giornalista e critica cinematografica; Matteo Balsamo, regista e Olivier Semonnay manager Java Films.
Il Premio LAO miglior ANIMAZIONE, Pergamena e Scultura Pintadera, è stato attribuito a Gone Wrong, animazione, Francia di Anne-Linh Jérôme, Ambre Butel, Roman Saunier, Maxime Arnould, Juliette Houël, Adrian Villeda, Ylan Dinguidar e Alisson Colombe, che ha ritirato il premio. “Per la colonna sonora, la suspense creata, per la tematica trattata sulla realtà del metaverso e l’ossessione di ingraziarci l’algoritmo……. L’uso dei social media, e in definitiva dello smartphone, andrebbero rimodulati ridimensionando la necessità di essere costantemente connessi, ma di fatto soli”, così la Giuria costituita dai componenti della Polisportiva Villanovaforru.
Il Premio LAO miglior film WORLD PANORAMA, su cortometraggi di finzione a tema libero è stato assegnato a “Una Faccia da cinema” di Alberto Salvucci, con gli attori Alessandro Gazale, Fiorenzo Mattu e Alessandro Scaramella. “Per l’ironia e la recitazione degli attori. Un film che ci porta ad allontanarci dai pensieri in questo difficile periodo storico, e ad avvicinarci ad un mondo umanamente piacevole e sereno….” questo il giudizio della Giuria Andalas de Amistade & GAMA ODV, Giuria composta dai Guarenti dalla malattia mentale.
Sono poi state assegnate 4 menzioni speciali dalle Giurie al lungometraggio Until Proven Otherwise, di Jean-Baptiste Renaud e Lorraine De Foucher, Francia; ai cortometraggi Ambiente “Entre la sal y el cielo” di Felipe Rosa, Cile – Brasile e Poisoned skies di Caroline Friend, Fiction, Stati Uniti e al cortometraggio Diritti Umani “52 is a machine”, di Alejandro Cifuentes e Gregorio Sassoli. Sono 5 le menzioni speciali assegnate dalle associazioni: Emergency Sassari a “52 is a Machine”; ISDE a “The city of silence” di Marie Cornemillot, Manon Finet, Alexia Garde, Maïlys Girouard, Manon Laporte, Salomé Pereira, Milo-Clément Philipp, Margaux Plassard, Emma Stassi e Flavie Vericel, Animazione, Francia; Italia Nostra a “Felicidad” di Francesco Mastroleo Italia; Medicina Democratica a “The madmen Coach” di Carlo Liberatore, Italia-Senegal; WWF Sassari a “Pyung Landfill before & after” di Himawan Pratista, Documentario, Indonesia.
Intense le 5 giornate, caratterizzate oltre che dalle proiezioni serali, con spettacoli e musica, dagli incontri di “Altre Storie”come quelli sulla SLA, con Francesco Carta di Medicina Democratica; sulla esperienza della rete Cinefestival Sardegna; sul cinema e disabilità con Matteo Schianchi e sulla plastica, i suoi polimeri e gli effetti sulla salute con ISDE, Medici per l’Ambiente.











