L’energia e l’industria rappresentano oggi la principale sfida strategica per il futuro della Sardegna. Per la CISL Sarda, le trasformazioni in atto – dalla transizione energetica ai nuovi scenari economici e geopolitici – impongono una visione capace di tenere insieme lavoro, politica industriale, innovazione, ricerca, infrastrutture e coesione territoriale. La sfida che l’Isola ha davanti non riguarda soltanto il suo sviluppo, ma investe direttamente la competitività del sistema produttivo italiano, la sicurezza energetica del Paese e i ruolo che l’Italia intende svolgere nel Mediterraneo.
L’industria continua a rappresentare una leva fondamentale per creare occupazione stabile e qualificata, sostenere la competitività delle imprese e offrire ai giovani concrete opportunità di futuro. Eppure i numeri restituiscono il progressivo ridimensionamento del comparto nell’Isola: nel 2025 gli occupati nell’industria in senso stretto sono circa 53mila, pari a poco più del 9% dell’occupazione regionale, mentre la media nazionale si attesta intorno al 19%. Un divario che, secondo la CISL, rende non più rinviabile una nuova stagione di politica industriale.
«Per la CISL Sardegna la questione industriale non può più essere affrontata come una sommatoria di crisi aziendali o territoriali. Deve essere considerata una questione nazionale che riguarda l’autonomia produttiva, energetica e tecnologica dell’Italia e che necessita quindi di una strategia condivisa tra Governo, Regione e parti sociali. La Sardegna dispone di asset industriali, logistici e scientifici che possono renderla uno dei protagonisti della nuova politica industriale italiana ed europea», dichiara il segretario generale della CISL Sardegna, Pier Luigi Ledda.
È necessario quindi superare definitivamente la logica della gestione delle singole emergenze e affrontare in maniera unitaria tutte le principali vertenze industriali dell’Isola. Per il Sulcis significa accelerare le soluzioni per il polo metallurgico, garantendo prospettive produttive a Portovesme Srl, Eurallumina e Sider Alloys, accompagnando la riconversione della centrale Grazia Deledda con un progetto industriale capace di assicurare continuità produttiva e occupazionale e consolidando le prospettive di sviluppo di RWM all’interno di una strategia complessiva per il territorio.
Per il Nord Sardegna è indispensabile che il Governo convochi rapidamente la Cabina di regia nazionale sulla chimica verde, coinvolgendo ENI, Versalis, Matrìca, Regione e parti sociali, per definire un piano industriale credibile che rilanci il polo di Porto Torres, accompagni la riconversione produttiva e restituisca prospettive certe ai lavoratori e all’intero territorio.
Ugualmente strategica è l’area metropolitana di Cagliari, dove è necessario costruire una politica di rilancio che valorizzi Macchiareddu, il Porto Canale, la logistica, la manifattura e i servizi avanzati, affrontando con decisione le vertenze di Fluorsid, Bekaert e Tiscali, creando le condizioni per attrarre nuovi investimenti produttivi. Resta inoltre prioritario il completamento del percorso di rilancio della Keller, quale presidio industriale strategico per il Medio Campidano.
In questo quadro assume un ruolo centrale anche la transizione energetica. Per il sindacato la piena attuazione del DPCM Energia Sardegna rappresenta un passaggio decisivo per ridurre il costo dell’energia, rafforzare la competitività delle imprese e garantire condizioni favorevoli al rilancio produttivo dell’Isola. Da qui la richiesta a Governo, Regione, SNAM e ai soggetti attuatori di definire un cronoprogramma pubblico e verificabile per la realizzazione delle infrastrutture previste, assicurando tempi certi e il pieno coinvolgimento delle parti sociali.
Una linea condivisa anche dalla segretaria generale della CISL, Daniela Fumarola, che ha ribadito come la sicurezza energetica rappresenti una delle principali condizioni per sostenere la crescita del Paese e la competitività del sistema produttivo.: «L’Italia deve dotarsi di un mix energetico capace di garantire autonomia, sicurezza degli approvvigionamenti e costi sostenibili. Non possiamo permetterci approcci ideologici: tutte le fonti energetiche devono essere valutate con responsabilità, compreso il nucleare di nuova generazione, che merita di essere approfondito e verificato sotto il profilo della sicurezza e dell’efficacia. Abbiamo il dovere di garantire energia a costi accessibili alle imprese, per tutelarne la competitività, ma anche alle famiglie, perché il diritto a un’energia sostenibile è un elemento fondamentale di equità sociale. È una sfida che richiede un impegno condiviso e una strategia costruita insieme».
Tra le priorità rientra la realizzazione della metanizzazione del Nord Ovest della Sardegna, condizione indispensabile per accompagnare la riconversione della centrale di Fiume Santo, rafforzare il polo industriale di Porto Torres e garantire sicurezza energetica e competitività all’intero sistema produttivo regionale.
Particolare attenzione è rivolta anche al nuovo PEARS. La CISL Sardegna esprime apprezzamento per la scelta della Cabina di regia di assumere lo sviluppo industriale quale scenario di riferimento per l’aggiornamento del Piano energetico regionale, sottolineando però la necessità che tale impostazione trovi piena attuazione nelle scelte definitive. La transizione energetica deve essere uno strumento al servizio dell’industria, dell’occupazione, della competitività delle imprese e della coesione territoriale.
Si richiama inoltre l’attenzione sugli effetti dell’ETS e dell’ETS2, evidenziando il rischio che i maggiori costi derivanti dalle politiche europee di decarbonizzazione aggravino ulteriormente gli svantaggi competitivi dell’insularità, incidendo sul costo dell’energia, dei trasporti, della logistica e sul potere d’acquisto delle famiglie. Per questo chiede misure compensative dedicate che tengano pienamente conto della specificità della Sardegna.
Accanto alla tutela delle produzioni esistenti, la Sardegna deve investire con decisione nelle filiere del futuro: nautica ed economia del mare, aerospazio, economia circolare, recupero delle materie prime critiche, data center, intelligenza artificiale ed Einstein Telescope rappresentano opportunità concrete per creare occupazione qualificata, attrarre investimenti e rafforzare il sistema produttivo regionale. Per coglierle è necessario investire nelle competenze, nella formazione, nella ricerca e nell’innovazione, mettendo in rete Università, ITS Academy, centri di ricerca e imprese.
Su tutte le principali vertenze industriali la CISL Sardegna continuerà ad essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, delle Federazioni di categoria e dei territori, sostenendo con convinzione il confronto, la contrattazione e tutte le iniziative sindacali necessarie per difendere l’occupazione, il sistema produttivo e il futuro industriale dell’Isola.
Per la CISL è arrivato il momento di una politica industriale moderna, fondata su energia competitiva, infrastrutture efficienti, innovazione, partecipazione e qualità del lavoro. Per questo chiede che venga istituito un tavolo permanente tra Governo, Regione e parti sociali, capace di accompagnare le scelte strategiche, monitorarne l’attuazione e verificare il rispetto degli impegni assunti.
«Servono decisioni tempestive, investimenti adeguati e una programmazione capace di guardare oltre le emergenze. La Sardegna non chiede assistenza, ma le condizioni per competere ad armi pari, con infrastrutture moderne, energia competitiva e la piena attuazione del principio di insularità anche nelle politiche industriali ed energetiche. La CISL continuerà a fare la propria parte con responsabilità e spirito costruttivo, ma è arrivato il momento che anche Governo e Regione trasformino gli impegni in risultati concreti. Se questo non dovesse accadere, insieme alle Federazioni di categoria, alle lavoratrici, ai lavoratori e ai territori metteremo in campo ogni azione necessaria per difendere il futuro industriale della Sardegna e fare in modo che la sua questione industriale diventi finalmente una priorità nazionale», conclude Pier Luigi Ledda.
Perché senza industria non c’è lavoro stabile e di qualità. Senza lavoro non c’è sviluppo. Senza sviluppo non c’è futuro, per la Sardegna e per l’Italia.










