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Home Economia

Gianfranco Satta (Progressisti): «Nella “Salva Sardegna” esclusi tutti i produttori di ortaggi non a foglia»

28 Febbraio 2021
in Economia
Reading Time: 3 mins read
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Gianfranco Satta (Progressisti): «Nella “Salva Sardegna” esclusi tutti i produttori di ortaggi non a foglia»
«Si tratta di una vera e propria disparità di trattamento quella operata dalla regione per concedere aiuti per far fronte alla mancanza di liquidità delle piccole e medie imprese con sede in Sardegna che operano in alcuni settori della produzione agricola primaria e della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, le quali, per effetto dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, hanno avuto difficoltà o impossibilità ad esitare sul mercato le proprie produzioni.»
Lo sottolinea il consigliere regionale dei Progressisti, Gianfranco Satta, che aggiunge: «Il provvedimento previsto dall’art. 27 della c.d. legge “Salva Sardegna”, approvata a Luglio 2020 dal Consiglio regionale e la cui attuazione si sta concretizzando solo ora, è stato disciplinato dalla Giunta regionale con la delibera 50/36 dell’ 8 ottobre 2020 e successivamente l’Assessore all’agricoltura, con una Direttiva del 13 gennaio scorno, ne ha specificato alcuni aspetti per consentire all’Agenzia Laore, assegnataria della gestione delle risorse (3 milioni di euro), di procedere alla pubblicazione dell’Avviso pubblico».
A suo modo di vedere: «La misura, oltre alle aziende agricole si rivolge anche al settore florovivaistico e alle aziende vitivinicole, limitatamente alle cantine. Per quanto riguarda le aziende agricole ammissibili per accedere al contributo, la Giunta ha stabilito che si tratta delle sole aziende produttrici di carciofo, asparago e verdure a foglia, declinando ad un successivo provvedimento dell’Assessorato all’agricoltura, la specificazione dell’elenco delle colture a foglia, tra le quali lattuga, lollo, finocchio, sedano, bietola e altre, escludendo invece tutti quegli ortaggi non a foglia, la cui produzione è diffusa sull’intero territorio regionale».
«Il calcolo del contributo parametrizzato sulla base della differenza tra il fatturato specifico generato dalla vendita delle specie orticole operata nel 2020 in raffronto allo stesso periodo del 2019, non si presta ad una valutazione obiettiva – ribadisce Gianfranco Satta -. Ancora una volta siamo costretti ad intervenire per cercare di correggere le storture operate dalla Giunta. Con la legge regionale 22 del 23 luglio scorso abbiamo stanziato 3 milioni di euro a favore delle aziende agricole, florovivaistiche e vitivinicole per cercare di erogare aiuti a parziale compensazione dei mancati fatturati dovuti alla diffusione della pandemia e la Giunta, come suo solito, oltre ad operare con un ritardo di ben 7 mesi, che ovviamente rende quasi inefficace la misura stessa, disciplina l’argomento senza alcuna logica ne cognizione del settore. Nella delibera 50/36 di ottobre, infatti, vengono stabilite le tipologie di colture e quindi di aziende che possono procedere alla richiesta di aiuto, limitatamente alle produzioni di carciofo, asparago e verdure a foglia le quali sono state poi specificate con una Direttiva dell’Assessore di gennaio 2021.»
«Non si capisce – si chiede Gianfranco Satta – in base a quale criterio le aziende che producono lattuga, finocchi e sedano possono accedere al contributo mentre quelle che producono melanzane, cavoli e pomodori no. Mi concederete la battuta, ma qui nonostante mi sforzi, non si capisce proprio un cavolo. Questa misura è stata pensata proprio per aiutare le piccole imprese agricole che per dimensione e produzione non hanno la possibilità di accedere alla rete della grossa distribuzione e quindi vendono il proprio prodotto nei mercati o direttamente ai ristoranti e alle altre attività. Proprio questo settore ha subito più di altri gli effetti derivanti dal lockdown che ha imposto chiusure forzate a tutte le attività ora menzionate costringendo le aziende agricole, che in primavera si trovavano nel periodo di massima produzione, a dover abbandonare le piantagioni o a dover buttare il prodotto per mancanza di richiesta. Vorrei capire a questo riguardo se il problema cambia a seconda del prodotto che è stato perso o buttato, oppure se tutte hanno subito la medesima situazione e quindi meritano un sostegno da parte della Regione.»
«Un altro aspetto che – conclude Gianfranco Satta – a mio avviso è inappropriato per affrontare il problema si riferisce al criterio indicato dalla Giunta per calcolare l’entità dell’aiuto alle aziende ammissibili. Per la particolarità dei prodotti e per la loro esposizione alle calamità naturali non è possibile stabilire l’incidenza del mancato fatturato basandosi su un confronto tra il 2020 ed il 2019 in quanto gli aspetti da valutare sono molti e non si possono riassumere in un confronto numerico limitatamente a tre mensilità. Si pensi infatti ad una pioggia eccessiva che può aver distrutto il raccolto nell’anno preso a riferimento, in valori assoluti quell’azienda potrebbe addirittura aver fatturato di più durante il lockdown e quindi non aver diritto all’aiuto, ma sappiamo bene che il calcolo non si può ridurre ad una valutazione così spicciola. A nostro avviso sarebbe opportuno che la Regione modifichi questi criteri operando un confronto almeno su una media che si riferisca a due annualità pregresse e soprattutto che tenga in considerazione periodi più lunghi rispetto ai tre mesi indicati per il confronto anche in virtù dei nuovi lockdown che sono stati imposti durante la seconda fase della pandemia e che hanno compromesso la richiesta di questi prodotti.»
Antonio Caria
Tags: Antonio CariaGianfranco Satta
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