Dalle colonne della Basilica alle testimonianze dell’antica Othoca, passando per le opere d’arte che raccontano il paese e il suo rapporto con la laguna. Si sono concluse a Santa Giusta le prime due giornate di OTHOS – Arte, Storia e Tradizioni nella terra dell’Ossidiana, il festival che fino a dicembre accompagnerà residenti e visitatori alla scoperta del patrimonio locale. Sabato 24 e domenica 25 ottobre, le visite guidate al monumento romanico e il trekking urbano hanno inaugurato la terza edizione con un itinerario attraverso epoche e linguaggi diversi.
Al centro del fine settimana la Basilica di Santa Giusta, tra le espressioni più significative dell’architettura romanica in Sardegna. Costruita nella prima metà del XII secolo, secondo una datazione tradizionalmente collocata tra il 1135 e il 1145, sorge su un’altura che ne rende immediatamente riconoscibile il profilo all’interno del paese. Già cattedrale dell’antica diocesi di Santa Giusta, conserva nelle sue forme il rapporto con l’architettura pisana e il ruolo che questo centro ebbe nella storia religiosa dell’Isola.
Le visite di sabato 24 ottobre sono state condotte da Antonello Figus, sindaco di Santa Giusta e presidente della Fondazione Sardegna Isola del Romanico, che ha accompagnato i partecipanti alla scoperta del monumento e della sua storia. Le attività di visita, proseguite nel pomeriggio di domenica, hanno offerto l’occasione per approfondire gli elementi che ne raccontano le diverse stratificazioni. La facciata in arenaria, l’interno a tre navate e le colonne con capitelli di reimpiego di epoca romana restituiscono un legame concreto tra il mondo antico e la costruzione medievale. Sotto il presbiterio sopraelevato si trova la cripta che custodisce le reliquie delle sante Giusta, Giustina ed Enedina, riferimento della tradizione religiosa locale.
La Basilica rappresenta anche un punto di partenza per leggere la storia del paese. Santa Giusta raccoglie infatti l’eredità di Othoca, insediamento fenicio fondato nella seconda metà dell’VIII secolo avanti Cristo, sviluppatosi su un’area già occupata in età nuragica. L’antica città si affacciava su uno specchio d’acqua allora navigabile, che favoriva approdi e scambi commerciali. Le anfore rinvenute nei fondali della laguna documentano questa funzione e il rapporto del centro con le rotte del Mediterraneo.
A questa profondità storica si è collegato, nella mattinata di domenica 25 ottobre, il trekking urbano “Il museo a cielo aperto di Santa Giusta”, guidato dall’archeologo Giuseppe Maisola. Il percorso ha intrecciato archeologia, arte contemporanea e paesaggio, invitando i partecipanti a osservare i luoghi dell’abitato come testimonianze delle trasformazioni del territorio e della comunità.
Il sagrato della cattedrale ha costituito il punto di partenza per un racconto delle dinamiche storiche dalla preistoria all’età dei Giudicati. L’itinerario è poi proseguito verso il pannello ceramico “Fenicotteri”, dedicato alla biodiversità della laguna, e il murales “Terra dell’accoglienza”, che ripercorre attraverso le immagini le origini del paese. Due opere che, con linguaggi differenti, mettono in relazione l’ambiente naturale e la memoria dei luoghi.
Tra le tappe anche “L’Anguilla di Marte”, la scultura di Salvatore Garau alta dodici metri, e il ponte romano, testimonianza delle antiche infrastrutture e dei collegamenti del territorio. Il trekking si è concluso alla Basilica di Santa Giusta, con un approfondimento sui dettagli e sulle curiosità del monumento romanico. Un percorso che ha permesso di collegare il patrimonio più conosciuto alle opere e alle testimonianze diffuse nel paese, restituendo una lettura della sua storia attraverso gli spazi di oggi.
Il programma proseguirà sabato 14 novembre, alle 18.30, quando la Basilica ospiterà il concerto strumentale “Archi in armonia”, con la String Orchestra Porrino diretta da Giorgia Cugia. Il monumento tornerà al centro del festival attraverso l’incontro tra musica e architettura, offrendo al pubblico una nuova occasione per viverne gli spazi.
A dicembre sarà invece l’archeologia a guidare il racconto. Il Centro Civico di piazza Othoca accoglierà la mostra dedicata all’antica città, con un’esposizione straordinaria di reperti fenicio-punici e romani realizzata in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Dopo la scoperta del paese e della Basilica, il festival proporrà quindi un approfondimento sulle testimonianze materiali delle sue origini.
Alle scuole sarà rivolto OTHOS Educational, con visite alla mostra e una rievocazione del periodo nuragico a cura dell’Associazione Antichi Abitanti di TZUR. Le attività permetteranno agli studenti di avvicinarsi alla storia del territorio attraverso l’osservazione dei reperti e la ricostruzione di aspetti della vita antica.
OTHOS è promosso dal Comune di Santa Giusta, con il sostegno della Fondazione di Sardegna e della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, in collaborazione con l’Associazione Antichi Abitanti di TZUR, l’Associazione Culturale Musicale Ennio Porrino e la Fondazione Sardegna Isola del Romanico. L’organizzazione è curata dall’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo.











