«Non esiste proprio, nella struttura simbolica interiore in Sardegna, il concetto di servilismo. Semus paris.»
In questa riflessione di Bachisio Bandinu sul pastoralismo è racchiuso forse il senso più profondo del suo pensiero e della sua straordinaria opera di studioso, antropologo e intellettuale. Un pensiero che ha accompagnato per decenni la Sardegna nella rilettura della propria identità, riconoscendo nella civiltà agro-pastorale non soltanto una forma di produzione, ma una delle matrici culturali più importanti dell’Isola. Oggi questo patrimonio resta scolpito nella memoria e la sua scomparsa renderà immortali queste parole e ancora più forte la nostra isola.
«Con Bachisio Bandinu la Sardegna perde una delle voci più autorevoli e profonde della propria identità – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu – ha saputo raccontare come pochi il valore del mondo agro-pastorale, restituendo dignità culturale a uomini e donne che hanno costruito la storia della nostra terra.»
«Bachisio Bandinu aveva compreso prima di molti altri che la modernità non può esistere senza radici – sottolinea il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba – il suo insegnamento continua a parlare alle nuove generazioni di agricoltori e allevatori perché ci ricorda che innovazione e identità non sono concetti in contrapposizione. Al contrario, il futuro della Sardegna passa proprio dalla capacità di custodire e valorizzare quel patrimonio culturale che nasce nelle campagne e nelle comunità agro-pastorale.»
Un patrimonio culturale che Coldiretti Sardegna ha avuto anche il privilegio di conoscere direttamente. Negli anni Bachisio Bandinu ha partecipato a momenti di confronto e formazione promossi dall’organizzazione, mettendo a disposizione dei dirigenti e dei collaboratori dell’associazione il proprio sapere e la propria visione della Sardegna, contribuendo ad arricchire il dibattito sul ruolo dell’agricoltura, delle aree interne e della civiltà rurale. «Anche per questo – aggiungono Luca Saba e Battista Cualbu – ci ha insegnato che il pastoralismo non è soltanto economia e produzione, ma memoria, comunità, lingua, valori e futuro.»








