In corsa con il coraggio, inteso non come assenza di paura, ma come forza necessaria per cavalcarla in un’epoca dominata da timore e indifferenza. È questo il tema della XXVII edizione del Festival dei Tacchi, la manifestazione di teatro contemporaneo nel paesaggio organizzata dalla compagnia cagliaritana Cada Die Teatro, che dal 3 al 9 agosto trasformerà i comuni di Jerzu e Ulassai in un palcoscenico a cielo aperto. Sette giornate con 19 spettacoli, 15 tra attori e attrici, 6 musicisti, 3 laboratori, presentazioni di libri, 7 palcoscenici naturali e urbani, per un viaggio collettivo che mette al centro l’etica, la memoria e la bellezza come baluardi contro l’ignoranza. «Abbiamo bisogno di coraggio per non scivolare nel qualunquismo; è l’unica possibilità per restare ritti in piedi anche quando il vento soffia contrario», spiega il direttore artistico Giancarlo Biffi. «Il teatro e l’arte diventano baluardi collettivi in un tempo in cui il terrore tenta di rubare l’intera scena. Contro l’ignoranza e la prepotenza, con testardaggine e passione, noi continuiamo a fare teatro perché, oggi più che mai, l’amor mio non muore».
Il programma si caratterizza per la consueta altissima qualità artistica e per un forte impegno sui temi dell’inclusione, della sostenibilità, della memoria storica e della valorizzazione identitaria.
Il legame tra Teatro di comunità e identità territoriale è affidato all’apertura del festival con l’esito scenico Incanti, diretto da Francesca Pani, che riscopre il sapere contadino e le radici del territorio; sempre in tema di identità si affianca la narrazione di Gimmi Basilotta in Di magiche storie e montagne incantate, un viaggio teatrale e pittorico tra creature misteriose e leggende alpine che evoca l’anima selvaggia delle alte valli. La memoria storica come atto di resistenza attraversa Sopra di noi le bombe di Alessandro Lay, che intreccia l’avvento del fascismo ai drammatici bombardamenti su Cagliari del 1943; a ricordare le storie del passato per non rivivere le stesse atrocità nel presente ci pensa poi Giancarlo Biffi che, accompagnato dalle musiche dal vivo di Moses, condurrà il pubblico in Al cuore, un atto di resistenza tra sguardi sinceri, voci che non hanno paura di mostrarsi fragili, inviti a ricordare ciò che che ci ha formati – padri, amici, lotte, sogni – per non smarrire del tutto la strada. Lo spettacolo Il teatro è la mia vita di Luca Radaelli è un’autentica saga familiare che attraversa un secolo di storia italiana tra le vicende politiche del Novecento, mentre, sempre sul filo della memoria, è l’omaggio di Max Paiella in Porta pazienza, Max e Paz, che celebra a settant’anni dalla nascita il genio rivoluzionario e l’eredità artistica di Andrea Pazienza tra musica e satira. A questo filone si unisce la delicata e profonda incursione nella letteratura e nella memoria collettiva operata da Giuseppe Cederna con il suo omaggio a Gianni Rodari Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo, un percorso che celebra la fantasia e la parola come strumenti di libertà, crescita civile e resistenza culturale. Sul fronte della sostenibilità e della coscienza ecologica, Roberto Mercadini con Animali umani riflette sulle trasformazioni dell’epopea della nostra specie in relazione al mondo naturale, Dario Vergassola in Storie sconcertanti affronta con ironia la crisi ambientale estendendo la sua satira al mondo animale, e i giovanissimi allievi della Scuola Primaria di Ulassai, diretti da Lara Farci, Silvestro Ziccardi e Maria Mou nel laboratorio Rifiutiamoci, trasformano la gestione dei rifiuti in una risorsa creativa e in una profonda riflessione ecologica. La rassegna celebra poi la resilienza femminile e l’emancipazione con Silvia Elena Montagnini in A tutta controvento, incentrato sulla straordinaria vita della ciclista Maria Canins e sulle lotte per l’affrancamento delle donne nello sport a cui si collegano l’esplorazione corale sulla fragilità giovanile ispirata alla figura di Amy Winehouse nel lavoro dei Cuori di panna smontata e la drammaturgia di Rossella Fava in M(other), un testo necessario, incentrato sul complesso e delicato tema della maternità e della gestazione per altri. La rilettura del mito e la violenza di genere sono al centro di Maledetta primavera di Daria Paoletta, una potente riscrittura del mito di Proserpina, vissuta attraverso gli occhi di una madre sola di fronte all’ingiustizia subita dalla figlia, mentre lo smarrimento del presente viene esorcizzato attraverso la risata liberatoria e le canzonacce popolari nello spettacolo di Paolo Rossi, con Caterina Gabanella e Emanuele Dell’Aquila. Infine spazio alla ricerca musicale e non solo con Giuliana Musso in Qualcosa d’invisibile, un concerto per theremin, pianoforte e parole che indaga la vita avventurosa dello scienziato Lev Termen e l’invisibile sentimento che muove il destino umano. Infine, non può mancare l’appuntamento con i più piccoli e il loro beniamino Gufo Rosmarino, nato dalla penna di Biffi.
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