È tutto pronto a San Teodoro per l’undicesima edizione del San Teodoro Jazz, organizzato dall’associazione culturale San Teodoro Jazz. Domani, lunedì 31 agosto, la musica tornerà a farsi spazio tra spiagge, piazze e luoghi della quotidianità, dando il via a sei giornate di concerti, laboratori e jam session che accompagneranno il pubblico fino a sabato 5 settembre. Un nuovo capitolo per un festival che, anno dopo anno, ha saputo costruire intorno al jazz una vera comunità, facendo dialogare artisti affermati e giovani musicisti, residenti e visitatori, paesaggi naturali e ricerca musicale.
Il programma dell’undicesima edizione riunisce artisti provenienti da esperienze e geografie musicali differenti. Dagli Stati Uniti tornerà a San Teodoro il sassofonista Logan Richardson, protagonista del concerto conclusivo in Piazza Gallura con A Living Score, insieme al pianista Tony Tixier e al batterista Zach Morrow. Il Selmer Day del 4 settembre avrà invece tra i suoi protagonisti Giacomo Smith, virtuoso e star internazionale del clarinetto jazz, musicista capace di coniugare la grande tradizione con una sensibilità profondamente contemporanea.
Tra gli appuntamenti più attesi figura anche il ritorno sul palco del direttore artistico Matteo Pastorino che, per la prima volta nelle undici edizioni del festival, presenterà un proprio progetto a nome e in veste di leader sul main stage di Piazza Gallura. Chimera, Produzione originale Insulae Lab – Centro di Produzione Musica, esplora un jazz contemporaneo nutrito di influenze post-rock ed elettroniche, tra testi in italiano e francese, manipolazioni in tempo reale, riverberi spaziali, delay frammentati, armonizzazioni vocali e texture elettroniche. Con Matteo Pastorino saliranno sul palco Francesca Palamidessi, Federico Casagrande e Armando Luongo.
Tra gli ospiti spicca inoltre il Marco Valeri Quartet, formazione guidata da uno dei batteristi più interessanti del jazz italiano. Un ruolo centrale sarà affidato ancora una volta alla nuova scena musicale sarda con il Marco Morandini Trio, il Far Side Quartet guidato dalla cantante Chiara Atzori e il duo A Bassa Voce di Claudia Belli e Alessio Concas. Nel cartellone trova spazio anche Mila Trani, artista italiana residente a Barcellona, che insieme al chitarrista Bartolomeo Barenghi presenterà Menta Selvatica, progetto discografico pubblicato nel 2025 nel quale confluiscono jazz, sonorità mediterranee, folklore italiano, ritmi caraibici, flamenco e fado.
A fare da filo conduttore dell’intera manifestazione saranno poi le STJ Sessions, luoghi di incontro nei quali il concerto lascia spazio alla jam e alla libertà dell’improvvisazione, coinvolgendo musicisti che negli anni hanno accompagnato la storia del festival e nuove formazioni nate proprio all’interno del suo percorso.
Tra le principali novità dell’edizione 2026 si distingue la collaborazione con Henri Selmer Paris, storica maison francese e punto di riferimento internazionale nella costruzione di sassofoni e clarinetti. La partnership prenderà forma il 4 settembre in un’intera giornata, il Selmer Day, con uno showcase dedicato agli strumenti, il concerto di Giacomo Smith, Chimera di Matteo Pastorino e, in chiusura, la prima jam session targata Henri Selmer Paris mai organizzata in Sardegna.
Accanto ai concerti, il San Teodoro Jazz rinnova il proprio investimento nella formazione con il ritorno dello STJ Lab, laboratorio musicale gratuito dedicato ai bambini dai sette anni, quest’anno curato da Sara Cuzzupoli e Serena Porcu. Dopo il positivo riscontro della passata edizione, il progetto accompagnerà ancora una volta i più piccoli alla scoperta della musica e del jazz attraverso il gioco, il ritmo, la costruzione di semplici melodie e l’improvvisazione.
«Dopo aver festeggiato il decimo anniversario, il San Teodoro Jazz apre oggi un nuovo capitolo della sua storia – osserva il direttore artistico Matteo Pastorino – In un tempo segnato da divisioni e forme di disumanità, la cultura può ancora creare occasioni di incontro, favorire il dialogo e costruire relazioni autentiche. Continueremo a mettere al centro i giovani artisti, il confronto con grandi musicisti della scena internazionale e il legame con il territorio. Undici anni fa questo festival era un’idea; oggi è una realtà che continua a crescere senza rinunciare alla propria identità: creare occasioni di incontro attraverso la musica, valorizzare il talento, costruire comunità e generare bellezza.»











