Le stelle del firmamento musicale nazionale e internazionale si incontrano a Ovodda. Ancora una volta le vie del paese si trasformeranno in un palcoscenico diffuso
Il festival si apre mercoledì 22 luglio al Centro di aggregazione sociale alle 1
Giovedì 23 luglio, cuore pulsante della serata sarà piazzetta Roma. Alle 22.00, il taglio del nastro dello spettacolo inaugurale “Ci dicono che siamo matti”, di Paolo Floris, attore, autore e regista. Sul palco due personalità di spicco della scena culturale sarda: lo stesso Paolo Floris, voce narrante capace di incantare con la parola, Pierpaolo Vacca, straordinario talento dell’organetto. In scena anche il Tenore di Ovodda, gruppo neocostituito per l’occasione. Nella formazione gli ovoddesi: Andrea Seche, Francesco Curreli, Giovanni Vacca e Pietro Marroccu. La storia si svolge nel bar di un paese qualunque della provincia sarda. Qui le giornate scorrono tutte uguali: stessi passi, stessi saluti, stessi silenzi che occupano le stesse sedie. Da dietro il bancone, la voce del barista racconta un ritmo che conosce a memoria. Un tempo sospeso, un lento svuotarsi, un assottigliarsi un giorno dopo l’altro. Eppure, ogni tanto, qualcosa si muove. Piccole variazioni, minime. Una sfumatura improvvisa capace di far intravedere che non tutto è già deciso. È l’istante in cui il paese si ferma, si riconosce, prima che la giornata ricominci. «Questo è un
Venerdì 24 luglio una giornata di ritmo e contaminazione. Si inizia in Piazza La Marmora alle 18.30 con “DIXIE! – Un racconto jazz”, uno spettacolo in cui Michele Vargiu intreccia teatro e musica jazz in un ibrido tra teatro e concerto. Gli spettatori verranno condotti a New Orleans, presi per mano da Nicola (Nick) un migrante italiano che innamorato della musica aprirà il suo Jazz club Il Dixie. Uno spettacolo pensato per chi conosce il Jazz e anche per chi non lo conosce, per capire la nascita e l’evoluzione del jazz. Ci si sposterà poi in Piazza Gennargentu alle 22.00. A esibirsi il grande chitarrista e cantautore nigerino Bombino,
Il gran finale di sabato 25 luglio, in Via San Giorgio, vedrà protagonisti il live di Ze in the clouds, alle 18, polistrumentista e producer milanese capace di spaziare tra jazz ed elettronica e di Erica Mou (ore 19.00), cantautrice raffinata ed intensa, entrambi soli sul palco per una dimensione più intima. La giornata sarà arricchita dall’esposizione personale dell’artista Pinuccio Cuccui. La serata proseguirà in via Mazzini dalle 22.00 con l’energia rock di Giorgio Canali, voce storica, cruda e autentica del rock alternativo italiano, già CCCP e CSI, che proporrà il suo progetto RossoSolo. La chiusura del festival, ancora una volta sarà all’insegna dello Tzilleri Night, alle 23.00, presso Bar Ijui, vedrà l’esibizione del bluesman Francesco Piu, polistrumentista sardo capace di spaziare tra blues, funky e soul, la sua chitarra acustica e resofonica chiuderà in crescendo l’edizione 2026.
Il Festival è una mappa emozionale, non solo per il parterre di artisti, ma anche per quel filo invisibile che lega le persone ai luoghi. L’itinerario degli eventi è cucito su misura per creare una dimensione relazionale tra i protagonisti della scena e il pubblico. Angoli poco vissuti durante l’anno vengono valorizzati dalla manifestazione musicale. Per la prima volta l’inaugurazione e il concerto del venerdì si terranno nella via principale. Non un palco a separare i performer dalla gente, ma battiti di cuore all’unisono sullo stesso livello.
Il Sonala Fest non è solo spettacolo: il programma è completato dalla collaborazione con la Cantina fratelli Vacca (Piazza Gennargentu e via San Giorgio) e dal laboratorio artigianale Spillo market, che curerà gli aperitivi in via San Giorgio, offrendo un’esperienza enogastronomica che celebra i sapori del territorio. E alla sua bella e coesa comunità e a chi con il proprio contributo rende il Sonala indimenticabile, va il pensiero del direttore artistico: «Un ringraziamento speciale va anche ai bar del paese, che rappresentano luoghi fondamentali di incontro e socialità. Nei piccoli centri sono parte integrante della vita della comunità e il festival non potrebbe esistere senza il loro coinvolgimento e senza le relazioni che ogni giorno contribuiscono a costruire. Il nostro obiettivo è continuare a dimostrare che anche da un piccolo paese del centro della Sardegna può nascere una proposta culturale capace di guardare al mondo. Se una comunità partecipa, collabora e crede nel valore della cultura, anche i limiti possono trasformarsi in opportunità. Ringraziamo inoltre tutti gli enti e associazioni che finanziano economicamente il festival. Ma credo che il ringraziamento più grande vada a tutti i volontari che ci aiutano da sempre, senza i quali tutto questo non sarebbe possibile».












