«Oggi non si fa solo festa con i nostri piccoli, e meno piccoli, ospiti delle comunità della Sardegna federate in Isperantzia. Giocano, corrono, mangiano, scherzano tutti insieme in un posto bello e accogliente». Così Pietro Benedetti, presidente della Federazione Isperantzia, al termine dell’assemblea regionale delle realtà associate «Ci sono stati anche momenti di condivisione e confronto tra i professionisti delle Comunità, che ogni giorno hanno a che fare con difficoltà sempre maggiori. Isperantzia, dal 2008, nasce con l’ambizione e la necessità di creare reti orizzontali tra comunità e relazioni verticali con le istituzioni pubbliche di competenza. Grazie al contributo di Fondazione Haiku, Fondazione Alberto e Franca Riva e Fondazione Peppino Vismara, e al progetto “Una Rete per una Rete”, in questi ultimi tre anni abbiamo rinforzato questa rete con la partecipazione ai tavoli tecnici con l’assessorato regionale alle Politiche sociali per la definizione delle nuove rette, ma anche a momenti di formazione, coinvolgendo direttamente i ragazzi che hanno vissuto nelle Comunità, i cosiddetti care leavers (cioè i giovani che, al compimento della maggiore età, escono da un percorso di accoglienza fuori dalla famiglia d’origine, attraverso per esempio l’affido familiare o nelle comunità residenziali), attraverso gli amici dell’associazione “Agevolando”. Ma anche assistenza legale e consulenze tecniche per i casi più difficili che i colleghi delle comunità incontrano. Insomma, Isperantzia vuole crescere per creare nodi sempre più fitti e resistenti. Un particolare ringraziamento a tutti i rappresentanti delle istituzioni presenti oggi: la procuratrice del Tribunale per i Minori di Sassari, Luisella Fenu, i Servizi sociali di Sassari con la dottoressa Battistina Oliva, la Regione (presente con il dottor Renato Serra della direzione generale delle Politiche sociali). Ci tengo a riportare anche i saluti fatti dalla Garante regionale per l’infanzia, Anna Cau, dall’assessora regionale del Lavoro, formazione professionale, cooperazione e sicurezza sociale, Desirè Manca, e dal direttore generale dell’Agenzia sarda Politiche attive per il lavoro – Aspal, Luca Mereu».
Circa 250 tra bambini, adolescenti, operatori e responsabili delle 35 comunità di tutta la Sardegna, gestite da 20 realtà del Terzo settore sardo, hanno preso parte all’evento che è stato aperto dai saluti della sindaca di Bonarcado, Annalisa Mele.
«La collocazione ideale per questi bambini e ragazzi sarebbe quella di stare nelle loro famiglie – ha sottolineato la procuratrice Fenu -. Ma nel momento in cui sono collocati nelle Case famiglia e nelle strutture comunitarie, si cerca di dare una mano ai familiari in vista soprattutto di un ritorno: non dev’essere una collocazione sine die, la legge ci dice che si deve permettere di fare un percorso di vita in un determinato tempo. Ci sono, però, dei casi in cui diventa difficile ipotizzare un ritorno a casa: a tal proposito esistono alcuni progetti (come “Prendere il volo” della Regione Sardegna) che consentono ai ragazzi di 17 anni di pensare a una vita al di fuori della struttura comunitaria.»
Numerose le domande emerse durante i lavori assembleari, con alcune richieste di chiarimenti che hanno chiamato in causa la Regione. «Ritengo molto importante una giornata come questa perché ci consente di uscire dagli uffici e aprirci al dialogo con chi opera tutti i giorni nelle strutture», ha detto Renato Serra. «Non esistono soltanto le leggi, nelle comunità ci sono persone che attendono risposte e meritano attenzione e rispetto. Occasioni come quella di oggi ci consentono di toccare con mano certe situazioni. La direzione generale delle Politiche sociali è disponibile a ragionare sui possibili interventi che consentano di migliorare alcuni passaggi burocratici».











