CNA Sardegna è intervenuta oggi in audizione presso la III Commissione “Bilancio e Programmazione” del Consiglio Regionale della Sardegna, chiamata a esprimersi sul Disegno di Legge n. 203, che introduce variazioni di bilancio e il riconoscimento di debiti fuori bilancio e passività pregresse. Una manovra che mobilita complessivamente oltre 271 milioni di euro per il 2026, proiettati sul triennio 2026-2028, con interventi che toccano quasi tutti i settori dell’azione regionale: sanità, lavori pubblici, lavoro, agricoltura, turismo, cultura, ambiente.
«Diamo atto alla Regione dell’attenzione dedicata al rafforzamento dell’offerta sanitaria – hanno dichiarato Luigi Tomasi e Francesco Porcu, presidente e segretario regionale di CNA Sardegna – con risorse per le Case di Comunità, l’ARES, la specialistica ambulatoriale e la non autosufficienza, che ci auguriamo producano gli effetti sperati. Ma al di là del capitolo sanitario, la manovra mostra ancora una volta i caratteri di una spesa pubblica che si polverizza in decine di micro-interventi, senza un disegno organico né una strategia di sviluppo riconoscibile. Manca, semplicemente, una politica industriale di medio-lungo periodo capace di innalzare la produttività e la competitività delle imprese sarde.»
Per CNA Sardegna i numeri parlano chiaro, come conferma anche il Centro Studi dell’Associazione: la Sardegna si colloca al quartultimo posto in Italia per produttività del lavoro, con appena 33 euro di valore aggiunto per ora lavorata contro una media nazionale di circa 40 euro. Se il sistema delle imprese isolane operasse ai livelli delle regioni più efficienti, potrebbe generare fino al 25% di valore aggiunto in più, pari a circa 9 miliardi di euro ai prezzi 2023; rispetto alla sola media nazionale, il potenziale inespresso si stima tra 3 e 4 miliardi di euro.
Il quadro occupazionale, pur in apparente crescita, con la disoccupazione ai minimi degli ultimi cinquant’anni – si è concentrato soprattutto in costruzioni, commercio, turismo e agricoltura, settori a basso valore aggiunto: il risultato, paradossale, è che negli ultimi tre anni la produttività pro capite è scesa di circa mille euro per occupato. I margini di recupero più ampi, secondo l’analisi di CNA, riguardano proprio le costruzioni (+42%), il turistico-ricettivo (+35%), l’agroalimentare e i trasporti (+15%).
Tra le criticità segnalate, anche l’assenza nella manovra di misure dedicate al caro energia e al sistema ETS, che continuano a pesare sui margini delle imprese artigiane e manifatturiere sarde, già penalizzate dalla discontinuità territoriale e dall’assenza di una rete del gas.
«Un sostegno temporaneo e mirato sarebbe più che giustificato in questa fase – hanno aggiunto Luigi Tomasi e Francesco Porcu – ma di questo non c’è traccia nel provvedimento.»
Da qui le cinque richieste formulate da CNA Sardegna alla Commissione e all’intero Consiglio regionale: destinare almeno un terzo delle risorse straordinarie derivanti dall’Accordo con lo Stato alla costruzione di un’agenda industriale di medio-lungo periodo; istituire un tavolo permanente tra Giunta, sistema produttivo e parti sociali; introdurre nella manovra di assestamento misure specifiche su caro energia ed ETS; rafforzare i capitoli di bilancio dedicati a innovazione, formazione e internazionalizzazione delle PMI; avviare un programma regionale per il rafforzamento delle filiere e dei distretti produttivi.
«Non siamo qui a chiedere più risorse a qualunque condizione – hanno concluso i vertici CNA – ma che quelle disponibili vengano spese con più visione, più strategia e più coraggio. La Sardegna ha bisogno di un cambio di paradigma nelle politiche di sviluppo, non di un’ennesima variazione di
bilancio. CNA Sardegna resta disponibile a contribuire a questo percorso con la propria conoscenza del territorio e con le proposte già messe a disposizione delle istituzioni.»









