Dopo un percorso di confronto negli otto territori della Sardegna, la CISL promuove mercoledì 11 novembre, dalle ore 9.00, nella Sala Conferenze Tiscali di Cagliari, in località Sa Illetta, la giornata regionale «Tornare a costruire il futuro. Un Patto sociale per il Paese e la Sardegna».
L’iniziativa si inserisce nella mobilitazione «Il Patto che unisce», con cui la CISL sostiene le proposte del proprio Libro Verde, articolato in undici aree e oltre 120 proposte, per un nuovo Patto sociale fondato su confronto, contrattazione, partecipazione e responsabilità condivisa.
Il percorso territoriale, sviluppato con le strutture e le categorie della CISL, e il rapporto «Sardegna, il valore del lavoro» del Centro Studi «Giannetto Lay» costituiscono la base della proposta regionale.
Nel 2023 la retribuzione media annua dei dipendenti privati in Sardegna è stata di 17.642 euro, contro 23.630 euro in Italia. Tra il 2008 e il 2023, secondo le elaborazioni del rapporto, le retribuzioni reali hanno perso il 15,2%. Dati che richiamano il peso della discontinuità occupazionale e la necessità di migliorare qualità del lavoro, produttività e salari.
Tre le priorità: sviluppo, collegando industria, energia, infrastrutture e investimenti; valore del lavoro, attraverso salari, contrattazione e partecipazione; competenze, mettendo in relazione istruzione, formazione professionale e politiche attive con i fabbisogni produttivi e le opportunità per i giovani.
«La CISL è in mobilitazione – dichiara Pier Luigi Ledda, segretario generale della CISL Sardegna – perché il Paese ha bisogno di un nuovo Patto sociale. Negli otto territori abbiamo ascoltato problemi diversi, ma una difficoltà comune: trasformare le risorse dell’Isola in sviluppo e lavoro di qualità.
Non possiamo continuare ad affrontare separatamente industria, energia, infrastrutture, lavoro e formazione. L’11 novembre vogliamo portare queste questioni al confronto con istituzioni, imprese e rappresentanze sociali, per individuare priorità e impegni concreti.
La CISL non chiede soltanto alle istituzioni di assumere impegni. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità attraverso la contrattazione, la partecipazione dei lavoratori e la verifica delle scelte compiute.
Non vogliamo un altro documento, ma un percorso nel quale ciascuno si assuma la responsabilità di decidere, realizzare gli impegni e misurare i risultati.»
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