Il messaggio di fraternità e amicizia sociale della Lettera Enciclica Fratelli tutti del Santo Padre Francesco, tradotta in sardo da Mario Puddu con il titolo di Totu frades, è stata presentata, nella capiente e prestigiosa struttura dell’Anfiteatro “Andrea Parodi”, alle scolaresche e studenti di Budoni.
L’incontro – promosso dall’Amministrazione Comunale e dal collaborativo impegno dell’Ass. Cultura e Vicesindaco Vanessa Sanna e del Presidente Consiglio Tiziano Maccioni, con la propositiva iniziativa e attivismo ideale di Silvestra Miscera, e il contributo della Libreria Amadori e Biblioteca Comunale “Liberato Ceriale” – ha rivitalizzato in riflessioni di attualità e come straordinaria lettura di riferimento l’enciclica, profondamente francescana, per orientarsi in un mondo che richiede azioni concrete di fratellanza e pace. Un forte richiamo alle “responsabilità” individuali e di superamento dell’indifferenza, per favorire una fratellanza e fratelli tutti con il necessario passaggio da un “noi” ristretto a un “noi” comunitario e globalmente inclusivo. Mentre il mondo sta “terremotando” in “folli” conflitti, l’enciclica afferma con vigore che ogni azione di guerra rappresenta sempre “una sconfitta della politica e dell’umanità” e promuove un coinvolgimento della sensibile umanità a costruire ponti di dialogo e giustizia.
All’apertura dei lavori il sindaco, oltre al saluto istituzionale e ringraziamenti, ha richiamato il pensiero verso le scelte e logiche “scellerate”, attuali sullo scenario mondiale, a cui si deve rispondere con consapevolezza di matura umanità dialogante; a seguire il parroco don Antonello che, portando il saluto del vescovo diocesano mons. Mura, ha invitato a essere tutti costruttori di pace, promotori di fraternità e di relazioni armoniose nella prossimità.
La relazione del traduttore Mario Puddu, interamente in limba sarda del Logudoro, ha definito l’iniziale attenzione a Fratelli tutti perché accoglie e alimenta continuità con altre encicliche del passato, a partire da Pacem in terris di san Giovanni XXIII e “Fratelli tutti l’apo lézida deretu e mi est piàghida meda, l’apo agatada ispiegada in manera crara e fàtzile e gai significativa de la pòdere contare totu paris Pacem in terris, Populorum progressio de santu Paulu VI, Gaudium et spes (“costitutzione conciliare”) e deretu mi so postu a la furriare a sardu”.
Il tema essenziale dello scritto è, nell’analisi del traduttore, concentrato nella “chistione prus umana chi bi potat èssere pro s’Umanidade: sa paghe, sa cunditzione netzessària de sa vida, «vocatzione de s’Umanidade a sa vida» la narat su Paba”. L’enciclica si rapporta ed esamina la condizione interpersonale, nelle famiglie, nei paesi-comunità, nelle città, in popoli, nazioni e nel confronto mondiale tra stati, accomunati dal senso della stessa umanità, sia essa questione personale o collettiva universale, perché mai come attualmente “su mundhu est istadu totu su mundhu”.
La questione della pace e fratellanza non è disgiunta dall’economia dominante che ha trovato sviluppo e “si est formada e sighit sempre a domíniu in totu su mundhu, no est una economia pro triballare e campare totugantos, progredire, bìnchere males e superare bisonzos elementares e miséria materiale e culturale, cussu puru eja, ma pruschetotu est ‘economia’ de irvilupu a gherra a bìnchere sos “concorrenti”, “avversari“, “nemici”, a calesisiat costu comente est sa “régula” de totu sas gherras, pro si acabarrare sa fita prus manna de su mundhu mercadu e risorsas, e in tempus chi namus de paghe est imbentendhe, frabbichendhe, proendhe e bendhindhe àteros e peus armamentos, a bìnchidas e a calesisiat costu, a chie ndhe podet fàghere de prus e ‘menzus’ distrutivos”. Un’economia “de su deus dinari, a irvilupu e irrichimentu illimitadu e consumu insostenìbbile faghindhe a muntonarzu terra, mares e aeras”.
Fratelli tutti di Papa Francesco, un documento da leggere, da considerare e comprendere come messaggio testamentario per una fraternità universale.
E di fraternità universale è stata la lettura dell’enciclica proposta alle giovani scolaresche, dal vescovo di Ozieri mons. Corrado Melis, in modo semplice e attraverso parole significanti e valoriali contenute nelle formative pagine di Totu frades.
Il vescovo Melis ha instaurato un coinvolgente e stimolante dialogo confronto, di carattere etico e pedagogico con i giovani, portando esempi globali di fratellanza e sviluppando i concetti di comunanza anche in diversi contesti umani, interreligiosi e multiculturali. Una pastorale formativa per riflettere, collegando il percorso alle motivazioni e radici fondamentali d’enciclica, nello sviluppo in esempi concreti del profondo significato di gratuità, spirito di vicinato (semplificato con riferimenti di vita e alla tradizione sarda), dialogo-ascolto, gentilezza, condivisione della nostra tradizione religiosa e attenzione alla fede e cultura altrui.
Suggestiva, e ammaliante per le scolaresche, la narrazione di mons. Melis sulla filosofia umanista africana, posizionata sulla centralità ed interconnessione umana. Il termine ubuntu, sperimentato dal religioso in Gabon, racchiude e riassume il significato di “Io sono perché noi siamo” ed insegna che ogni persona si valorizza, come individuo e comunità, attraverso la condivisa empatia ed umanità verso gli altri. Un contributo ed insegnamento che mira all’armonia e a legami sociali di uguaglianza e rispetto reciproco. Tutti aspetti che risaltano in fraternità e amicizia nell’enciclica.
Le due relazioni di prof. Puddu e mons. Melis hanno stimolato diversi interventi e riflessioni. Segnaliamo i contributi di Vanessa Sanna, Silvestra Miscera, Tiziano Maccioni e di Giovanna Corda, residente in Belgio e prima donna di origini sarde eletta europarlamentare, che ricordando la sua docenza in un liceo multiculturale, premetteva alle sue lezioni il concetto: “L’homme est une humanité… L’uomo è un’umanità, una storia universale e lavoriamo insieme al suo progresso e al suo benessere”. L’auspicio è la connessione empatica tra tutti i popoli, con responsabilità e coscienza per una prospettiva di pace e sviluppo globale dell’intera umanità.
Un tributo poetico in limba, dedicato a Papa Francesco e composto da Giovanni Murgia di Torpè, è stato declamato dalla studentessa e nipote Melissa Alberti, che ha trasformato l’interpretazione dei versi in una esperienza intensa ed emotiva di esortazione ai potenti del mondo “A tratare e a s’istringhere sa manu/ e ponner paghe in donzi Continente”.
Cristoforo Puddu











