Il dibattito politico in preparazione della scadenza delle elezioni regionali 2024, si fa sempre più animato. In seno ai partiti del centrosinistra c’è fermento sui metodi di scelta del candidato alla presidenza, tema affrontato dal coordinamento regionale del Partito Progressista, nella riunione tenutasi ieri 1 novembre 2023.
Al termine dei lavori è stato approvato un ordine del giorno che riportiamo integralmente.
«Il Coordinamento regionale del Partito Progressista, riunitosi in data odierna per l’esame della situazione politica sarda, conferma la convinzione, più volte espressa, che la Sardegna necessiti di una fase di ricostruzione economica, sociale ed istituzionale dopo l’azione demolitrice di cui è responsabile l’attuale Giunta regionale.
La spesa pubblica è bloccata. La sanità, compromessa dalle lunghe liste d’attesa e in crisi per l’ assenza di strutture territoriali adeguatamente organizzate, è impossibilitata ad assicurare i livelli necessari di assistenza. La macchina burocratica è alla deriva, mortificata da politiche gestorie clientelari e da azioni di sistematica marginalizzazione delle migliori qualità professionali presenti nel personale dell’amministrazione regionale.
A tutto ciò si aggiunga una profonda crisi istituzionale. La Regione è resa subalterna al neocentralismo del governo nazionale, il Consiglio Regionale è paralizzato dalla inconcludenza della maggioranza e da un rapporto difficile e conflittuale tra Regione ed Enti locali.
I Progressisti, per questo, ormai dal 7 luglio del 2022, si sono resi disponibili per realizzare una coalizione programmatica ampia e per individuare una candidatura a Presidente, popolare, autorevole e condivisa, in grado di vincere le prossime elezioni regionali e avviare la necessaria “fase di ricostruzione autonomista”.
Prendiamo atto che la Direzione del Partito Democratico, nel corso della riunione del 31 ottobre scorso, ha ribadito come “prioritario riconfermare l’unità della coalizione per poter imprimere una svolta di cambiamento per la Sardegna”, e che tale priorità non debba essere sacrificata per favorire pretese di candidature identitarie di nessuna forza politica della coalizione. Concordiamo su questo punto con il PD, tanto più se tali eventuali candidature identitarie fossero il risultato di accordi esclusivi tra alcuni dei soggetti politici della coalizione, con l’esplicito obiettivo di non sottoporle ad un’ampia, diretta e democratica consultazione dei cittadini-elettori dello schieramento democratico. Consultazione che, a nostro avviso, può solo favorire un risultato positivo per la larga coalizione delle forze progressiste, socialiste, democratiche, autonomiste e dell’autodeterminazione.
Prendiamo atto, inoltre, dell’esistenza di autorevoli candidature che esprimono un riconosciuto impegno, competenza e storia politica, che meritano, pertanto, di essere comparate tra loro tramite metodo democratico. Per questo motivo rilanciamo la proposta che si proceda con immediatezza alla definizione di una consultazione popolare aperta e diretta, con postazioni consultive in ogni comune oltre i 15.000 abitanti, integrate con modalità online trasparenti ed efficienti di manifestazione del voto, in modo tale da consentire ampia partecipazione.
Ancora una volta vogliamo riaffermare la convinzione che la prassi democratica nella decisione sia imprescindibile se si vuole rafforzare la partecipazione dei cittadini nella politica, e contrastare il pericoloso sentimento di sfiducia verso le istituzioni e il crescente astensionismo elettorale.»









