Diagnosi più precise e accurate, tecnologie innovative e collaborazione tra diverse competenze specialistiche per una gestione sempre più appropriata, sicura ed efficace dei noduli tiroidei nei casi in cui gli esami citologici non consentano di stabilire con certezza la natura della lesione.
Questo il tema al centro del congresso nazionale “THYOMICS – Diagnostica e gestione multimodale e multiomica dei noduli tiroidei a citologia indeterminata”, che si è svolto al campus di Monserrato, riunendo professionisti e ricercatori di endocrinologia, chirurgia, radiologia, anatomia patologica, biologia molecolare e ricerca.
Un confronto multidisciplinare con finalità molteplici: integrare i dati disponibili, favorire un approccio sempre più personalizzato alle patologie tiroidee, migliorare la valutazione del rischio e supportare le decisioni cliniche, anche nella selezione dei pazienti da sottoporre a trattamento chirurgico.
Il convegno, presieduto dai docenti dell’Università di Cagliari Pietro Giorgio Calò e Fabio Medas, con Angelo Nicolosi presidente onorario, ha approfondito le più recenti metodologie diagnostiche, attraverso l’integrazione di ecografia avanzata, citopatologia, imaging, radiomica, intelligenza artificiale e test molecolari.
Alla prima sessione, dedicata al percorso diagnostico, alla citologia e all’istologia, al trattamento chirurgico e agli esiti e alle complicanze, sono seguiti gli approfondimenti su genomica, immunogenetica, metabolismo della vitamina D, proteomica e metabolomica.
Momento centrale del congresso, la presentazione dei risultati del progetto THYOMICS, finanziato nell’ambito dei PRIN 2022 – Progetti di Rilevante Interesse Nazionale e dedicato allo sviluppo di nuove strategie per la caratterizzazione dei noduli tiroidei a citologia indeterminata.
«Il progetto THYOMICS dimostra quanto la ricerca traslazionale nasca dal dialogo continuo tra medici e biologi: i clinici portano i problemi ancora aperti nella cura del paziente, mentre i biologi li trasformano in ipotesi verificabili, individuano i meccanismi della malattia e fanno emergere nuove domande per la clinica», ha spiegato il docente Fabio Medas, coordinatore del progetto THYOMICS, «È dall’integrazione tra esperienza clinica e ricerca biologica che i dati possono diventare conoscenza e strumenti utili per il paziente. Al momento, il progetto ci ha permesso di raccogliere una grande quantità di dati genomici, proteomici e metabolomici. Le singole metodiche hanno già prodotto risultati preliminari molto interessanti, identificando proteine più espresse e metaboliti presenti in concentrazioni differenti nei tumori maligni rispetto ai noduli benigni. Il passaggio decisivo – ha anticipato Fabio Medas – sarà ora integrare tutti questi dati attraverso la piattaforma bioinformatica del progetto, per individuare correlazioni solide e riproducibili. Solo allora potremo comprendere se queste informazioni potranno diventare strumenti realmente utili per migliorare la valutazione del rischio e le decisioni cliniche per il singolo paziente.»











