Quarantotto virgola quattro gradi è la temperatura registrata il 19 luglio scorso a Orani e successivamente validata dall’Arpas come nuovo record assoluto per la Sardegna. Un primato che supera i 48,2 gradi raggiunti tre anni fa a Jerzu e Lotzorai. Nel luglio 2026 le temperature massime nell’Isola sono risultate mediamente 4 gradi superiori alla norma climatologica.
«Di fronte a questi numeri non possiamo più considerare il caldo estremo un’emergenza occasionale – dichiara Fulvia Murru, segretaria generale della UIL Sardegna – sta diventando una condizione con la quale dovremo fare i conti frequentemente e che cambia anche il modo di organizzare il lavoro. A 45 o 48 gradi non si può lavorare come se nulla fosse. La salute e la vita delle persone vengono prima di qualsiasi esigenza produttiva.»
La UIL Sardegna riconosce l’importanza dell’ordinanza regionale che per l’estate 2026 ha previsto limitazioni al lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole nei settori agricolo, florovivaistico, edile e impiantistico. Il provvedimento vieta, nei giorni classificati a rischio “alto” dalla piattaforma Worklimate, ed è in vigore fino al 31 agosto.
Ma per la UIL non è più sufficiente intervenire anno dopo anno attraverso misure emergenziali. «Non possiamo aspettare ogni estate la nuova ordinanza – prosegue il sindacato -. Se il clima sta cambiando, devono cambiare anche le regole con cui proteggiamo chi lavora. Per questo proponiamo alla Regione l’apertura di un confronto con le organizzazioni sindacali, le associazioni datoriali, l’Inail, l’Ispettorato del lavoro, il sistema sanitario e la Protezione civile per costruire un vero Protocollo regionale permanente per il lavoro in condizioni climatiche estreme.»
Un protocollo che, secondo la UIL Sardegna, dovrebbe individuare soglie di rischio certe e omogenee, prevedere la rimodulazione degli orari e dei turni, rafforzare pause e periodi di recupero, garantire acqua, zone d’ombra e ambienti adeguatamente refrigerati, favorire la rotazione delle mansioni e prevedere la sospensione delle attività quando le condizioni climatiche rendono pericoloso continuare a lavorare.
Ma c’è un punto sul quale il sindacato ritiene indispensabile intervenire: la tutela del reddito. «Un lavoratore non può essere costretto a scegliere tra la propria salute e la propria busta paga – precisa Fulvia Murru -. Quando il lavoro deve fermarsi perché le temperature rappresentano un pericolo, devono esserci strumenti che garantiscano pienamente il reddito. Altrimenti il rischio è che soprattutto i lavoratori più fragili e precari continuino a lavorare anche quando non dovrebbero.»
Il problema, inoltre, non riguarda soltanto agricoltura ed edilizia. La UIL chiede che il confronto venga esteso a tutti i comparti nei quali il caldo può rappresentare un rischio concreto: manutenzioni, trasporti, logistica, porti, servizi ambientali, turismo, ristorazione, commercio, rider e attività svolte in ambienti nei quali temperature e ventilazione non sono adeguate.
Gli stessi dati richiamati dall’Inail mostrano come il caldo estremo sia ormai il rischio occupazionale legato al cambiamento climatico più diffuso in Europa: secondo l’indagine OSH Pulse 2025, interessa il 20,3 per cento dei lavoratori europei, con una maggiore esposizione per chi lavora all’aperto e una particolare vulnerabilità per precari, migranti e lavoratori privi di rappresentanza sindacale. Per la UIL Sardegna occorre quindi compiere un salto di qualità anche nella prevenzione.
«La Sardegna, proprio perché è una delle regioni maggiormente esposte alle temperature estreme, può diventare un laboratorio nazionale di nuove politiche per la sicurezza sul lavoro – sostiene la segretaria generale della UIL Sardegna -. Dobbiamo utilizzare i dati climatici e strumenti come Worklimate per prevenire il rischio, non semplicemente per intervenire quando l’emergenza è già arrivata.»
La piattaforma sviluppata dall’Inail consente infatti previsioni personalizzate fino a 72 ore. «Il record di Orani deve essere un campanello d’allarme – conclude Fulvia Murru -. Tre anni fa il record sardo era 48,2 gradi, oggi siamo arrivati a 48,4. Non sappiamo quale sarà il prossimo valore, ma sappiamo già che non possiamo continuare a rincorrere le emergenze. La sicurezza sul lavoro deve anticipare i cambiamenti climatici. Per questo chiediamo alla Regione di convocare già nelle prossime settimane le parti sociali: utilizziamo l’autunno e l’inverno per costruire regole nuove, così da arrivare alla prossima estate preparati. Perché nessun lavoro vale una vita e nessun lavoratore deve rischiare la propria salute per portare a casa uno stipendio.»









