132 posti letto di Ortopedia previsti dalla rete ospedaliera regionale, soltanto 88 effettivamente attivi: ne mancano 44, esattamente un terzo della dotazione programmata per l’area vasta di Cagliari.
È da questi numeri che, secondo CIMO-FESMED, bisogna partire per comprendere quanto sta accadendo in questi giorni nella U.O. di Ortopedia e Traumatologia dell’ARNAS G. Brotzu, dove il sovraffollamento ha costretto a gestire pazienti anche nei corridoi, nelle medicherie e in altri spazi non ordinariamente destinati alla degenza.
Una situazione ormai insostenibile, formalmente segnalata anche dai medici del reparto, che evidenziano le conseguenze del sovraffollamento sulla gestione delle emergenze, sulla sorveglianza e movimentazione dei pazienti, sulla privacy, sulla dignità delle persone ricoverate e, più in generale, sulla sicurezza e sulla qualità dell’assistenza.
«Il problema non nasce oggi e soprattutto non è un problema del solo Brotzu – dichiara Emanuele Cabras, segretario aziendale CIMO-FESMED ARNAS Brotzu -. È il risultato di uno squilibrio della rete ospedaliera dell’area vasta che denunciamo da tempo. La programmazione regionale stabilisce quanti posti letto di Ortopedia devono esserci. Non occorre quindi discutere di quale sia il fabbisogno: occorre rendere effettivamente disponibili i posti già programmati.»
La rete ospedaliera prevede infatti 40 posti letto presso l’ARNAS Brotzu, 33 nell’AOU di Cagliari e 59 nell’ASL 8, per complessivi 132 posti. Oggi ne risultano operativi 40 al Brotzu, 24 al Policlinico e 24 al Santissima Trinità, per un totale di 88. Mancano quindi 44 posti letto rispetto alla programmazione: 9 nell’AOU di Cagliari e ben 35 nell’ASL 8. Un dato che, per CIMO-FESMED, spiega perché la pressione assistenziale finisca inevitabilmente per concentrarsi sul Brotzu.
«Il Brotzu ha attivi tutti i 40 posti letto previsti dalla rete ospedaliera e, nonostante questo, arriva alla saturazione e si trova costretto ad assistere pazienti anche al di fuori degli spazi ordinariamente destinati alla degenza. È evidente che non possiamo chiedere all’ospedale hub di compensare indefinitamente ciò che manca nel resto della rete», aggiunge Emanuele Cabras.
Particolarmente rilevante è la situazione dell’ASL 8, dove il deficit rispetto alla programmazione raggiunge 35 posti letto ortopedici. Una carenza che non può essere separata dalla chiusura dell’Ospedale Marino, che per anni ha rappresentato uno dei principali punti di riferimento ortopedici e traumatologici dell’area cagliaritana.
Con la chiusura del Marino è venuta meno non soltanto una significativa capacità di ricovero ortopedico, ma anche un presidio dotato di Pronto Soccorso che contribuiva ad assorbire una parte importante della domanda traumatologica del territorio.
«Lo abbiamo detto più volte – prosegue Emanuele Cabras -: chiudere posti letto non significa eliminare i pazienti. Quei pazienti continuano ad avere bisogno di essere ricoverati e curati e, se la rete territoriale non dispone della capacità prevista, inevitabilmente finiscono per gravare sugli ospedali che continuano a garantire l’emergenza. Oggi vediamo il risultato: il Brotzu è pieno e i corridoi diventano l’ultima risposta alla mancanza di posti letto.»
«Chiediamo alla Regione e alle Aziende interessate un piano concreto, con tempi certi, per attivare i 44 posti letto di Ortopedia mancanti nell’area vasta di Cagliari, a partire dai 35 posti che mancano nell’ASL 8. Bisogna decidere dove e come riaprire quella capacità assistenziale, mettendo a disposizione anche il personale necessario».
La questione dell’Ospedale Marino deve quindi tornare necessariamente al centro del confronto sulla rete ospedaliera cagliaritana.
«Non possiamo rassegnarci all’idea che il sovraffollamento sia la normalità – dichiara Emanuele Cabras -. I medici e tutto il personale del Brotzu continueranno a garantire l’assistenza a chiunque ne abbia bisogno, ma i corridoi dell’Ortopedia del Brotzu non possono diventare i 44 posti letto mancanti dell’area vasta.»
CIMO-FESMED chiede pertanto alla Regione di intervenire con urgenza affinché la dotazione prevista dalla rete ospedaliera diventi una dotazione reale e concretamente disponibile per i cittadini, restituendo equilibrio alla rete traumatologica dell’area vasta e consentendo al Brotzu di svolgere pienamente il proprio ruolo di ospedale hub regionale senza essere costretto a supplire alle carenze strutturali del resto della rete.




