Transizione ecologica, rinnovabili, metano e benefici per cittadini e imprese sono stati al centro dell’incontro “Energia al futuro, Sardegna chiama Europa”, alla Festa regionale dell’Unità di Alghero.
Al dibattito hanno partecipato Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, Francesca Ghirra, parlamentare della Commissione Industria, Giacomo Cantarella, direttore affari istituzionali Dolomiti Energia, ed Emanuele Canu, assessore regionale all’Industria. Ha coordinato il giornalista Fabrizio Menicucci.
Il confronto più acceso ha visto protagonisti Ferrante e Cani sulle strategie con cui la Sardegna deve affrontare la transizione energetica.
Per Francesco Ferrante, l’Isola, grazie alla disponibilità di sole e vento, ha una straordinaria opportunità e deve accelerare sulle rinnovabili. Il vicepresidente del Kyoto Club ha criticato le scelte regionali che, a suo giudizio, ne stanno rallentando lo sviluppo e ha richiamato gli studi realizzati con il Politecnico di Milano e l’Università di Cagliari che indicano come credibile l’obiettivo di una Sardegna alimentata al 100% da fonti rinnovabili.
Netta anche la sua contrarietà a investire oggi sul metano: «La Sardegna deve chiudere il carbone, non dotarsi di nuove infrastrutture che rischiano di legarla al gas per altri trent’anni».
Emanuele Cani assessore della Giunta Todde ha difeso le scelte della Regione. L’assessore ha assicurato che gli obiettivi assegnati alla Sardegna saranno raggiunti, ma attraverso una pianificazione pubblica che stabilisca dove e come realizzare gli impianti, evitando che siano esclusivamente gli interessi privati a determinare il futuro energetico dell’Isola.
Emanuele Cani, soprattutto, ha richiamato il problema della sicurezza della rete: nelle condizioni attuali, in attesa dello sviluppo degli accumuli e del Tyrrhenian Link, la Sardegna non potrebbe affidarsi esclusivamente alle fonti rinnovabili non programmabili. Da qui la scelta del metano come fonte di transizione, anche per consentire la chiusura delle centrali a carbone e garantire al sistema produttivo un’energia termica che per decenni è mancata nell’Isola.
Emanuele Cani ha richiamato gli investimenti regionali sull’autoconsumo e la nascita della società energetica regionale, chiedendo inoltre una revisione delle regole nazionali sul prezzo dell’energia e sulle comunità energetiche.
Sul concetto di “transizione giusta” è intervenuta Francesca Ghirra, sottolineando che la Sardegna deve contribuire alla decarbonizzazione senza subire nuove servitù e rivendicando il rispetto della specialità regionale e benefici concreti per il territorio.
Giacomo. Cantarella di Dolomiti energia ha portato nel dibattito il punto di vista dell’industria pubblica, una esperienza a cui guarda anche la regione Sardegna, un sistema pubblico che condivide con i cittadini i vantaggi delle rinnovabili.
Dal confronto è emersa così una sfida che va oltre il semplice “rinnovabili sì o no”: superare il carbone, aumentare la produzione pulita e garantire la sicurezza energetica, decidendo però attraverso una pianificazione pubblica dove realizzare gli impianti e facendo in modo che una parte significativa del valore prodotto rimanga in Sardegna.
Da qui la proposta presentata da Emanuele Cani di una società energetica pubblica promossa dalla Regione, a partire dalla gestione delle dighe per poi utilizzare i terreni pubblici su cui costruire impianti di rinnovabili. «Questa è la strada avviata in altre regioni come il Trentino Alto Adige e questa è la strada che deve seguire l’isola», ha concluso l’assessore Emanuele Cani.










