Conoscevo Mario Fois Carta attraverso alcune opere astratte di forte impatto e colore. La mia scoperta della sua arte in senso complessivo – nonostante sia un pittore nuorese con oltre trent’anni di apprezzata attività nell’Isola, in Europa, in Asia, Centro e Sud America, progetti in Africa e attualmente presente al Centro Artistico di Pechino, dove “la bellezza creativa è un abbraccio che oltrepassa i confini per costruire un destino comune di umanità” – è stata in occasione di una recente mostra collettiva allo “Spazio G. Lorca” in via Malta, a Nuoro.
Mario, presentava ben sette particolarissime opere. I suoi toni cromatici catturano e mi appaiono in una dimensione misteriosa che richiama “al concetto di liberazione gestuale e creativa”. La tela è l’ideale pentagramma dell’anima, da percorrere con istinto puro e senza filtri, dove rappresentare ed esprimere tutto l’inconscio emozionale e aggredire gli spazi con l’energia di movimenti imprevisti, sempre dettati da segni carichi di materia colore e spontaneità.
Anche per Fois Carta l’imprint formativo all’Istituto d’Arte di Nuoro. Gli anni Ottanta sono caratterizzati dai dissacranti rivoluzionari graffiti e l’aerosol art: l’adesione alla street art del giovane artista è totale e ne condivide il fresco linguaggio visivo, espressione di libertà e democratizzazione, dal senso politico collettivo e di appartenenza.
Mario Fois Carta è annoverato tra i protagonisti, di espressione sarda, dell’arte contemporanea. Artefice di un viaggio nell’espressionismo astratto, pur attingendo all’esperienza di maestri internazionali e coltivando la tecnica del dripping gestuale, ha sviluppato un caratterizzante linguaggio estetico personale in movimento, arricchito dal valore dell’introspezione e dalle sperimentazioni tecniche.
L’artista, oltre alla pittura astratta, ha grande attenzione e interesse per il disegno, i murales, la fotografia e la creazione di originali lavori con il legno e materiali preziosi. Regista all’attivo particolarissime installazioni creative e frequenti collaborazioni artistiche. Le opere del nuorese, ambite da collezionisti e privati, hanno conquistato importanti spazi in prestigiose collezioni pubbliche.
Le sue “invenzioni” dalle forme fluttuanti e di unicità materica stratificata – contemporaneità dell’arte sarda – sono sfida artistica e culturale che simboleggia la trasformazione della natura e dell’essere, operante con forza vitale nel caos originario creativo. Le sapienti creazioni “fluttuanti” sembrano danzare nell’universo, dentro un planetario equilibrio cosmico di colori; le forme-immagini di irrealtà e fantasia sono simboli vivi per evocare origini ancestrali di creazione e storie magiche e misteriose presenti nell’animo umano.
Per approfondire la conoscenza di Mario Fois Carta, e rivelarlo nella sua totalità artistica ed umana, gli proponiamo una serie di domande dirette.
Accetta volentieri l’intervista.
Qual è l’input-genesi per dare il via a una tua opera: parti da un’emozione, da un’idea precisa o è il tuo naturale senso istintivo a guidarti?
«Emozione e senso artistico, entrambe sono sempre fonti e mia necessità interiore da concretizzare sulla tela.»
L’artista astrattista traduce la realtà. Ti riesce sempre di tradurla secondo i tuoi pensieri o i risultati, talvolta, ti sorprendono e vanno oltre le aspettative…
«Traduco, e voglio farlo vivere allo spettatore, ciò che nel mio immaginario concepisco nello spazio o negli abissi; emisferi su cui lavoro principalmente secondo una personale visione interpretativa.
Le fonti di ispirazione personale non ti mancano di sicuro, ma quali sono gli elementi esterni (anche sociali e politici) che alimentano la tua ricerca creativa.
Colgo ispirazione da tutto ciò che accade universalmente e vivo nella quotidianità: le guerre, lo stato mondiale di malessere diffuso sociale e i calpestati valori di umanità. Io provengo da una famiglia di sinistra. Orgoglioso e convinto di essere comunista, ma nel profondo significato e radicato ideale che si debba operare concretamente al bene comune e sviluppo di ogni essere.»
Si parla spesso di sintonica gestualità e corpo durante l’atto pittorico creativo. Nella definizione del tuo linguaggio espressivo, quanto conta e con quale valenza?
«La fusione perfetta di gesto e corpo è l’alimento e dimensione dell’atto creativo di ogni opera.»
Durante le tue mostre, come interpreti la connessione emotiva e l’attenzione dei visitatori…
«Vedo e leggo un riscontro di curiosità e di attenzione a comprendere le rappresentazioni irreali, quasi un gioco tra artista e interlocutore nella ricerca di visioni e significati.»
Quali maestri dell’astrattismo hanno influenzato e orientato il tuo percorso? In diversi lavori è visibile l’astrattismo di Pollock…
«Ammiro particolarmente Picasso e diversi altri, ma l’artista spagnolo ha realizzato di tutto ed è il massimo esempio. Apprezzo chiunque crei e fondamentalmente attratto dalle composizioni cromatiche e dall’essenzialità.»
Hai progetti per l’immediato?
«Ho inviato, proprio oggi, delle opere in Messico per una mostra nella Città Universitaria (Città del Messico); e ancora, un progetto espositivo di sostegno e raccolta fondi per Gaza, a Nuoro e da tenersi presso l’IBIS nei giorni 7, 8, 9 ottobre 2026, con il coinvolgimento di tantissimi artisti e l’inaugurazione, il primo ottobre, di una mia mostra al Museo Archeologico di Olbia.»
Pensi e speri di lasciare una traccia significante nella storia e fucina nuorese dell’arte contemporanea?
«Lavoro principalmente per me stesso e per i tanti che mi vogliono bene, ma anche nell’ambiente nuorese mi apprezzano e riconoscono.»
Una curiosità: come scegli i titoli – sempre originali – per le tue opere?
«Sono affascinato dalle meduse, dalle costellazioni e nebulose; elaboro ispirazione dai due estremi, abissi e infinito della volta celeste, ed attingo i titoli da quella dimensione “fluttuante”.»
Cristoforo Puddu











