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Home Economia

Pensioni da fame per l’89% dei circa 29.200 coltivatori diretti e IAP attivi oggi in Sardegna, la denuncia del Centro Studi Agricoli

7 Maggio 2024
in Economia
Reading Time: 3 mins read
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Tore Piana (Centro studi agricoli): «Prorogare la caccia al cinghiale con il solo sistema della battuta fino al 13 febbraio»

Il direttivo dell’Associazione Agricola Centro Studi Agricoli, fa il punto della situazione agricola Sarda e sul ricambio generazionale, soffermandosi sul tema Pensioni a Coltivatori diretti e IAP. Su 29.200 aziende attive che oggi presentano richieste di aiuti della PAC in Sardegna, l’89% percepirà pensioni da fame, che non supereranno le 640 euro al mese, per chi ha lavorato in agricoltura, le più basse d’Europa.

«Una distorsione e un’ingiustizia – afferma Tore Piana Presidente del Centro Studi Agricoli -, che azzera drasticamente il ricambio generazionale nel comparto agricolo Sardo. In Sardegna ma anche in Italia abbiamo l’agricoltura più “anziana” del mondo, il 43% dei titolari d’azienda ha più di 65 anni, e uno dei più bassi indici mondiali di nuovi ingressi nel settore da parte dei giovani.»

«Il quadro è preoccupante e i giovani pur con gli incentivi previsti dal PSR/CSR Sardegna, che riconosce dai 35 ai 40 mila euro per i giovani entro 40 anni che si insediano per la prima volta in agricoltura, non ne vogliono sentire di continuare l’attività dell’allevamento o di agricoltura dei genitori e preferiscono allontanarsi dalle terre e cercare lavoro in altri settori – aggiunge Tore Piana -. Le condizioni di chi oggi è in pensione da coltivatore diretto, sono pessime: l’89% non arriva a una pensione di 640 euro al mese, con punte minime di assegni da 276 euro. In questo scenario molti agricoltori anziani, per sopravvivere, continuano ad “arrangiarsi” sui campi per aiutare la famiglia e arrivare a fine mese. Si pensi che a 67 anni un cittadino Italiano percepisce la pensione sociale anche senza pagare un giorno di contributi di 543 euro al mese  e un agricoltore pagando 43 anni di contributi, prende 640 euro al mese, questa è l’ingiustizia verso il mondo agricolo senza precedenti. Un nostro associato ci riferisce che tra un anno e mezzo andrà in pensione con quasi 44 anni di contributi versati, ha fatto fare i calcoli e gli hanno stimato 620 euro al mese di pensione, ha calcolato che per recuperare ciò che ha versato in 44 anni dovrebbe vivere sino a 98 anni.»

«Con le riforme Amato, Dini e poi Fornero – continua Tore Piana – vengono sottratti ai pensionati qualcosa come 900 miliardi di euro. Ma ora è il momento di dare e non di togliere ancora. Abbiamo le retribuzioni minime più basse d’Europa, chiediamo quantomeno che vengano uniformate a quelle degli altri Paesi Ue. E tra i pensionati che stanno peggio, ci sono senza dubbio gli agricoltori che, tra l’altro, continuano a vivere nelle aree interne e rurali  e afflitte dallo spopolamento del centro Sardegna, dove scarseggiano o mancano totalmente welfare e servizi.»

«Esistono i margini per aumentare le pensioni degli Agricoltori, al contrario di quanto sostenuto da più parti. Un processo che non è più rinviabile, perché gli agricoltori sardi e italiani che vivono sotto la soglia di povertà sono quasi 5 milioni e tra questi c’è chi ha lavorato una vita intera nei campi.»

Per cominciare a porre rimedio a questa situazione, il Centro studi Agricoli proporrà di  perfezionare una proposta di legge Nazionale, che preveda l’istituzione di una «pensione aggiuntiva base, da sommare e aggiungere  alla pensione liquidata interamente con il sistema contributivo, questo permetterebbe una pensione dignitosa di almeno 1.200 euro al mese. Nei prossimi giorni promuoveremo come CSA una petizione rivolta a tutti i parlamentari Sardi e alla presidente del Consiglio dei ministri, affinché si facciano promotori della proposta di Legge, e sarà la proposta centrale nel nostro congresso, previsto il 14 giugno prossimo», conclude Tore Piana.

Tags: Tore Piana
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